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«Così si va a sbattere»: Di Maio preoccupato dalle tensioni Pd-Conte

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Proprio il premier resta sulla graticola. Da giorni sono emerse le voci che parlano di una sua possibile sostituzione, di un cambio in corsa del presidente del Consiglio, pur nella continuazione della legislatura. Voci di complotti, di congiure. Tra i sospettati ci sono esponenti dem come il ministro Dario Franceschini, il sempre attivissimo leader di Italia Viva Matteo Renzi e lo stesso Di Maio che, secondo i sospetti dell’entourage di Conte, ambirebbe a sedersi sulla poltrona di Palazzo Chigi. Magari tra agosto e settembre, approfittando delle difficoltà che potrebbero esserci con la probabile sconfitta alle Regionali e la questione controversa dell’utilizzo o meno del fondo salva Stati Mes.

Il titolare della Farnesina smentisce ambizioni personali e anzi, parlando con i suoi, si propone come mediatore, come uomo di cerniera: «Non capisco i toni sempre più accesi tra Pd e Conte, su tematiche che potrebbero risolversi in modo più franco e trasparente». Il ritorno alle urne è considerata un’opzione irrealizzabile: «Tornare ora al voto sarebbe impensabile – ragiona – C’è un Paese in ginocchio dopo una crisi sanitaria senza precedenti e dobbiamo solo rimboccarci le maniche, tutti, in questo momento. Se c’è un nodo da sciogliere si scioglie, non possiamo lasciare il governo impigliato ai cavilli di qualcuno. Il Paese è in stallo, invece di guardarci allo specchio bisogna intervenire in maniera concreta».

Anche il governatore pugliese Michele Emiliano fa unappello alla convergenza. Ma le resistenze a un’alleanza strutturale restano forti, non soltanto tra i militanti sul territorio, pure in certi settori della dirigenza, che ancora pensano che sia possibile transitare in una nuova alleanza non più a sinistra. Ma a diversi esponenti del Movimento non è piaciuta neanche l’apertura di Conte a Silvio Berlusconi. Non una riabilitazione della sua figura ma semplicemente una presa d’atto del fatto che quella di Forza Italia è «l’opposizione più costruttiva e responsabile». Riconoscimento funzionale, naturalmente, a ottenere un sostegno in Senato, dove il margine di sicurezza della maggioranza è sempre più esiguo. Una posizione, quella del premier, che è stata vissuta o con disagio o come un’occasione per poterlo attaccare.

Di Maio, nonostante le rassicurazioni date dal Pd a Palazzo Chigi, teme conseguenze a settembre: «Se continua così andiamo a sbattere». Assicura di mantenere ottimi rapporti con un vasto arco parlamentare di esponenti: con Nicola Zingaretti e Dario Franceschini del Pd, ma anche con diversi parlamentari dell’opposizione. Nonostante Renzi non sia mai stato nel cuore del Movimento 5 Stelle, per usare un eufemismo, Di Maio mantiene rapporti cordiali anche con Italia Viva e in particolare con Ettore Rosato, che viene considerato «un interlocutore affidabile». Insomma, per Di Maio c’è «un’ampia convergenza di vedute» su molti temi e non si dovrebbe buttare il lavoro svolto.

Sullo sfondo c’è la battaglia in arrivo sul Mes, che Conte sta cercando di far slittare il più possibile ma che a settembre potrebbe arrivare al redde rationem. E c’è il Recovery Fund, che sta gestendo in prima persona il premier. Poi c’è il capitolo legge elettorale, con il Pd che preme per avere un via libera al modello proporzionale in prima lettura entro il 20 settembre. Renzi teme lo sbarramento del 5 per cento e ora dice no, nonostante a gennaio ci fosse stato un accordo di maggioranza. Di Maio invece resta a sostegno del proporzionale.

Fatto sta che il cielo sopra Palazzo Chigi resta turbolento e non si esclude l’arrivo di trombe d’aria potenzialmente devastanti. Anche se Di Maio continua a dire che serve un chiarimento e che bisogna andare avanti: «È il momento di guardarci negli occhi e dirci le cose come stanno se vogliamo davvero spingere il Paese verso la ripresa. Le basi per ripartire ci sono eccome».

6 luglio 2020 (modifica il 6 luglio 2020 | 07:51)

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