Così Boko Haram tiene in ostaggio la Nigeria

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L’organizzazione terrorista filo-islamista ha rapito, di nuovo, un gruppo di studenti, confermando che è tutt’altro che indebolita, e lasciando allo scoperto le fragilità delle autorità del Paese africano, nonché i rischi per la sicurezza regionale. Il report dell’Ispi

Ancora indelebile la rabbia e il dolore per il rapimento di più di 200 bambine in Nigeria nel 2014, quando l’organizzazione terrorista Boko Haram è tornata a colpire. Questa volta sono stati sequestrati più di 300 ragazzi, quasi la metà degli studenti di un collegio maschile a Kankara, nello stato nord-occidentale di Katsina, al nordest della Nigeria.

Martedì, quando le autorità avevano attribuito l’attacco ad alcune gang che operano in quella zona, i leader di Boko Haram hanno rivendicato l’atto, secondo un reportage della Bbc. Sono più di 10 anni che il gruppo terrorizza la Nigeria, e i sequestri, così come attacchi civili e militari, sono i principali modus operandi. “In totale, decine di migliaia di persone sono morte e milioni sono sfollati a causa del conflitto tra l’esercito e Boko Haram”, sottolinea l’emittente britannica.

Per Amnesty International, nei primi sei mesi del 2020, più di 1100 persone sono state uccise nel nord della Nigeria, probabilmente da uomini addestrati da Boko Haram. Nato nel 2002 al nord del Paese africano, zona di maggioranza musulmana, Boko Haram è stato fondato dal leader religioso Mohammed Yusuf con l’obiettivo di stabilire un governo della sharia, la legge islamica, in Nigeria. L’organizzazione promuove una versione dell’islam che vieta ai musulmani di partecipare in attività politiche o sociali vincolate all’Occidente, e proibisce il voto e l’istruzione.

Tuttavia, tra le missioni di Boko Haram c’è creare uno Stato islamico, per cui si è trasformato in un centro di arruolamento jihadista. E dal 2009 il numero di attacchi contro civili e militari è aumentato considerabilmente. Nel 2013, verificata l’escalation violenta, gli Stati Uniti hanno dichiarato Boko Haram un’organizzazione terrorista.

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, invece, ha imposto sanzioni economiche e un embargo sulle armi al gruppo jihadista nel 2014. “Una mossa perlopiù simbolica – come spiega l’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi) – considerato che le attività finanziarie e i movimenti dei militanti di Boko Haram sono difficili da monitorare”.

Nel report “Nigeria: sequestro di futuro”, l’Ispi ricorda che per contrastare Boko Haram “la Nigeria ha chiesto il sostegno militare dei suoi vicini, i cui territori di confine sono sempre più spesso teatro degli attacchi jihadisti”. Dal 2015, sono schierate le forze militari di Camerun, Ciad e Niger nei confini, in un’unica forza multinazionale autorizzata dall’Unione Africana.

Ma comunque, “il gruppo conta ancora migliaia di adepti e – complici le violenze delle forze armate nazionali – non sembra incontrare difficoltà a reclutare nuove leve”, si legge nel report. Il rischio, secondo una recente dichiarazione del capo della coalizione internazionale, Tukur Buratai, è che “il terrorismo in Nigeria potrebbe protrarsi altri 20 anni”.

Camillo Casola, Ispi Associate Research Fellow, Africa Programme, sostiene che il recente rapimento degli studenti di Kankara conferma la capacità di Boko Haram di compiere azioni di ampia portata, fuori dalla tradizionale area di operazione: “L’attacco ha rappresentato una chiara dimostrazione di forza dell’organizzazione jihadista, più volte data per finita dalle istituzioni politico-militari di Abuja”.

Infine, la chiusura di numerose scuole in diverse città del nord, decisa dalle autorità locali a seguito dei fatti di Kankara (e solo formalmente per i rischi connessi alla crisi sanitaria) rivela tutte le fragilità dello Stato, incapace di garantire la sicurezza delle popolazioni civili, sottolinea l’esperto.