Salute

Coronavirus e trasmissione aerea: quanto sono sicuri gli assembramenti all’aperto?

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Con il dibattito aperto sulla trasmissione aerea di Sars-CoV-2 (attraverso le particelle emesse da soggetti positivi che rimangono sospese nell’aria) e l’Organizzazione Mondiale della Sanità che (dopo la lettera di 239 scienziati in merito) ha deciso di prendere in considerazione di aggiornare le sue posizioni su questo, ci si domanda nuovamente quali sono i luoghi più o meno sicuri da frequentare.

Goccioline piccole che viaggiano

Sappiamo che il dito è puntato verso spazi chiusi e affollati dove le persone devono alzare la voce per farsi sentire, ma in Italia (dove il virus circola, ma in modo ridotto) è estate e spesso i raduni sono all’aperto: si sono visti assembramenti senza mascherine in città la sera e sulle spiagge. La domanda allora è: quanto sono sicuri i raduni all’aperto? Giorgio Buonanno, professore ordinario di Fisica tecnica ambientale all’Università degli Studi di Cassino e alla Queensland University of Technology di Brisbane (Australia), uno dei firmatari tra i 239 scienziati che hanno posto l’attenzione sulla trasmissione aerea del virus, ha specificato al Corriere che «le goccioline più piccole (aerosol) sono soggette a fenomeni di evaporazione e rimangono in sospensione in aria per tempi molto lunghi: hanno quindi la possibilità di muoversi per tratti molto più lunghi rispetto alle goccioline più grandi (droplet)».

All’aperto è meglio ma…

Buonanno ha messo a punto un modello per calcolare il livello di rischio nei vari ambienti e rispetto ai raduni all’aria aperta dichiara: «In ambienti aperti il contagio non può trasmettersi per via aerea a causa dell’elevata “diluizione” della carica virale: è impossibile, per il soggetto sano, inalare una sufficiente dose infettante». Negli Stati Uniti, dove il virus circola molto, si stanno ponendo la stessa domanda: si proibiscono i raduni sulle spiagge e ai bar ma ci sono seri dubbi anche sulla sicurezza di un barbecue o di un picnic in cortile. Uno studio giapponese su 100 casi ha scoperto che le probabilità di prendere il coronavirus sono quasi 20 volte più alte all’interno che all’esterno. Le riunioni all’aperto riducono il rischio perché il vento disperde le goccioline e la luce solare può uccidere parte del virus. Gli spazi aperti impediscono al virus di accumularsi in quantità concentrate e di essere inalato, il che può accadere all’interno quando le persone infette espirano in uno spazio limitato per lunghi periodi di tempo. Ovviamente il rischio di contrarre il virus è molto più basso all’esterno che all’interno, ma come ribadito da molti esperti il “rischio zero” non esiste.

Musica e alcol

Riguardo agli spazi esterni un articolo del New York Timesci aiuta a prendere in considerazioni alcune variabili: è importante porre attenzione al numero di persone con cui ci si incontra perché socializzare con una sola famiglia è più sicuro che mescolare più famiglie. Bisognerebbe anche conoscere il tasso di positività al test in una data zona (quante persone infette si trovano in percentuale rispetto ai tamponi eseguiti), ad esempio in alcuni Stati Usa adesso è oltre il 20%, in Italia è ovunque saldamento inferiore all’1%, un livello che riduce le probabilità di invitare una persona infetta a un’eventuale festa. Il NYT riporta di ritrovi “casalinghi” che sembrano aver portato a nuovi gruppi di casi (cluster): in Texas una festa a sorpresa ha infettato 18 membri della famiglia. Il volume della musica è anche importante, perché mantenerlo basso permette alla gente di non urlare e parlare ad alta voce fa espellere più goccioline. Altro “trucco” è ricordarsi di non condividere cibo o posate e bicchieri. L’alcol poi è un “fattore di rischio” perché altera le percezioni e rende la distanza fisica più difficile da rispettare.

«Meglio» sconosciuti

Anche una festa con persone che si conoscono comporta una certa “dose di rischio”: è più facile mantenere la distanza con gli estranei, ma meno con chi conosci e magari non vedi da tempo. Una volta che si inizia a parlare con qualcuno, pian piano capita di avvicinarsi troppo. Il consiglio è quello di indossare una mascherina anche all’aperto nel caso in cui si voglia conversare a lungo con qualcuno. Una revisione riguardante 7.000 casi in Cina ha documentato solo una singola prova di trasmissione esterna, ma apparentemente si è verificata durante una lunga conversazione tra due amici. Uno di loro era appena tornato da Wuhan, il centro dell’epidemia. Invece le proteste contro la brutalità della polizia e l’uccisione di George Floyd a Minneapolis non sono state (come si temeva) associate a picchi nel numero di casi, forse perché i manifestanti si muovevano spesso, riducendo il rischio di trascorrere un lungo periodo con una persona infetta, e moltissimi indossavano le mascherine. Quindi vigilare sul contesto e mantenere le distanze (indossando la mascherina quando non è possibile farlo) sapendo che la ventilazione e l’aria aperta rendono difficile la trasmissione del virus. Il rischio maggiore è rappresentato da un luogo chiuso, dove c’è scarsa ventilazione, dove ci sono più persone, per lungo tempo, che magari parlano ad alta voce e senza mascherine: pub, macelli, palestre, ristoranti, chiese…

10 luglio 2020 (modifica il 10 luglio 2020 | 09:04)

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