Salute

Coronavirus, che cosa sono i test sierologici e perché gli insegnanti dovrebbero farli

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I test sierologici sono eseguiti a partire dal sangue e ci dicono se (ora o in precedenza) siamo venuti a contatto con il Sars-CoV-2. Cercano gli anticorpi che l’organismo produce in risposta a un virus specifico e non sostituiscono gli ormai famosi «tamponi» che servono a capire se una persona è infetta e contagiosa. Gli anticorpi che i test cercano sono essenzialmente di due tipi: IgM (Immunoglobuline M), che si manifestano entro 7 giorni circa dalla comparsa dei sintomi e permettono di confermare la diagnosi di infezione con grande precisione e IgG (Immunoglobuline G), prodotti dopo 14 giorni, che sono la nostra «memoria immunitaria» e ci proteggono anche se, nel caso del Sars-CoV-2, non sappiamo bene per quanto tempo e in quale misura. In questi giorni sono in corso screening sul personale scolastico con l’obiettivo di iniziare la scuola in sicurezza.

Due tipi di test

I test sierologici sono essenzialmente di due tipi: quelli rapidi e quelli quantitativi. I primi, grazie ad una goccia di sangue, stabiliscono se la persona ha prodotto anticorpi -e quindi è entrata in contatto con il virus-; i secondi, dove serve un prelievo, dosano in maniera specifica le quantità di anticorpi prodotti.

Perché gli insegnanti dovrebbero fare il test

In caso di test sierologico positivo, il docente sarà sottoposto a test molecolare (tampone) presso il Dipartimento di prevenzione dell’Asl competente non oltre 48 ore dall’esito (positivo) del test sierologico. L’obiettivo è per essere certi che non sia in corso la malattia. Se il tampone dovesse risultare positivo scatta la quarantena obbligatoria come da protocollo, anche in assenza di sintomi, fino alla dichiarazione di guarigione con doppio tampone negativo. Se invece il tampone risultasse negativo l’insegnante può iniziare l’anno scolastico in sicurezza e con una certa tranquillità personale: significa che ha incontrato il virus (e che molto probabilmente almeno per qualche mese non dovrebbe riammalarsi anche se non c’è ancora una certezza scientifica) , che ha prodotto anticorpi (anche se ancora non sa per quanto tempo duri l’immunità) e soprattutto che non è infettivo: la condizione ideale per un insegnante dal momento che sappiamo che gli adulti, rispetto ai bambini più piccoli, sembrano diffondere di più il virus. Inoltre i docenti parlando ad alta voce in classe emettono più particelle, potenzialmente infettive. Naturalmente possono tornare in classe anche i docenti con test sierologici negativi mantenendo alta l’attenzione perché sono ancora soggetti suscettibili.

Gli studi di sieroprevalenza

Conoscere la presenza degli anticorpi con i test sierologici è utile anche per altre ragioni. Innanzitutto, poiché forniscono il “film”della malattia e non un’istantanea, ci consentono di sapere quante persone hanno realmente incontrato il virus. Ciò è importante soprattutto alla luce del fatto che molte persone con Covid-19 hanno avuto sintomi blandi o addirittura sono asintomatiche. Grazie ai test sierologici si possono portare avanti studi di sieroprevalenza, ricerche in cui si sottopone al test un campione rappresentativo di popolazione: con queste indagini è possibile conoscere la reale letalità della malattia, la diffusione geografica e le diverse fasce d’età.

27 agosto 2020 (modifica il 27 agosto 2020 | 10:51)

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