Cronaca

Coronavirus, anestesista di Ravenna «simbolo» dei medici sul «Time»

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stati uniti

10 aprile 2020 – 10:57

In copertina, la rivista americana sceglie Francesco Menchise, 42enne anestesista della terapia intensiva dell’ospedale di Ravenna, come simbolo degli «eroi in prima linea». Il medico racconta: «L’effetto più evidente dello stress è che non dormo più bene»

di Alessio Ribaudo

Coronavirus, anestesista di Ravenna «simbolo» dei medici sul «Time»

I suoi occhi «bucano» l’obiettivo, le sue mani sono impegnate a sistemarsi il cappuccio della tuta bianca protettiva, il suo volto tradisce la concentrazione e la consapevolezza che ogni impercettibile sbaglio durante questa fase di vestizione potrebbe costare carissimo, specialmente a chi come lui è in prima linea tutti i giorni nella lotta al Covid-19. Francesco Menchise è un anestesista di 42 anni, lavora nel reparto di terapia intensiva Covid-19 dell’ospedale Santa Maria delle Croci di Ravenna, e per Time è il simbolo degli «eroi in prima linea». La rivista dedica, infatti, il servizio di copertina a «storie di lavoratori coraggiosi che rischiano la vita per salvare la nostra».

La copertina

«Quasi tutte le settimane — spiega il magazine fondato nel 1923 — decidere cosa mettere in copertina è oggetto di un grande dibattito interno, questa settimana è stato semplice: la lotta condotta in larga misura dai soccorritori in prima linea, dagli operatori sanitari che rischiano la vita alle persone che effettuano consegne, dai dipendenti delle farmacie ai medici legali che si trovano ad affrontare una conta dei morti da tempo di guerra. Questo numero è dedicato a loro». Nel nostro Paese sono 105 i medici che hanno perso la vita dopo aver contratto il Coronavirus. Un tributo di sangue pagato anche da 23 infermieri.

Lo stress

Specialmente per chi è impegnato in terapia intensiva i rischi di poter incontrare il «nemico invisibile» sono alti. «Le operazioni di intubazione — spiega Menchise — sono quelle in cui sei maggiormente esposto all’aerosol del paziente. Siamo abituati ad essere sotto pressione, ma non lo siamo mai stati così come lo siamo ora. I dispositivi di protezione non mancano, ovviamente però abbiamo tutti paura di essere infettati». La concentrazione e la tensione che i medici accumulano durante giornate interminabili ha effetti anche nella vita privata. «L’effetto più evidente dello stress — conclude Menchise — è che non dormo più bene. Lavoro circa lo stesso numero di ore di prima, 40 a settimana, ma è più impegnativo a livello mentale. Oltre il 50 per cento delle persone intubate non ce la fa, e uno degli aspetti più dolorosi di queste morti è che i parenti non possono vedere i loro cari un’ultima volta».

10 aprile 2020 (modifica il 10 aprile 2020 | 14:53)

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