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Denaro

di Diana Cavalcoli 08 lug 2020

Contante, lo usiamo meno per colpa del Covid? Il boom di pagamenti digitali (e le nuove regole)

Covid-19 potrebbe segnare la fine del dominio del «Re contante» sui pagamenti digitali. A sostenerlo è il New York Times che sottolinea come la paura del virus abbia scoraggiato l’utilizzo delle vecchie, care, banconote. Un fenomeno in crescita tanto che la Bis, la Banca dei Regolamenti Internazionali, ha realizzato uno studio sul tema partendo dall’aumento di richieste di informazioni dei clienti sulla pericolosità della moneta e analizzando le ricerche su Internet relative a “denaro contante” e “virus”.

Il risultato? A causa del coronavirus è in aumento la ‘paura’ dei contanti. Si tratta di un timore irrazionale più che di un’ansia motivata: ad oggi non esistono studi scientifici che dimostrino la trasmissibilità del virus tramite dollari ed euro. Anzi, ad aprile il direttore dell’istituto tedesco di sanità pubblica ha dichiarato che «la trasmissione attraverso le banconote non ha una rilevanza significativa». I timori per la trasmissione della malattia hanno però spinto i consumatori di tutto il mondo a ripensare il loro modo di fare acquisti. E anche ora, nella fase di riapertura, i rivenditori e i ristoranti stanno privilegiando l’utilizzo del Pos piuttosto che del contante: sia per ridurre l’esposizione dei dipendenti sia per tranquillizzare i clienti.

Anche i governi e le istituzioni internazionali stanno incoraggiando la svolta verso la cosiddetta «cashless society», una società senza banconote e monete. Nei mesi scorsi la banca centrale cinese ha sterilizzato le banconote nelle regioni colpite dal virus e i governi dall’India al Kenya alla Svezia, così come le Nazioni Unite, stanno promuovendo i pagamenti cashless in nome della salute pubblica. In Regno Unito si stanno addirittura diffondendo più velocemente i metodi innovativi di pagamento tra cui gli anelli contactless.

Pagamenti digitali in Italia

Anche in Italia il governo ha incoraggiato fin dai primi giorni dell’emergenza sanitaria l’uso dei pagamenti digitali. Una soluzione scelta da milioni di italiani: nel nostro Paese ad aprile il volume delle transazioni di e-commerce è aumentato di oltre l’80%, secondo McKinsey & Company. E il trend, seppur ridotto in termini di volumi, sta continuando anche dopo la fine del lockdown.

Secondo i dati dell’Osservatorio di SumUp, la fintech specializzata in soluzioni di pagamento per piccole imprese, il 41% dei commercianti sostiene che i clienti abbiano aumentato i pagamenti contactless. Un’abitudine a favorire il pagamento digitale che sta interessando in modo diverso i vari settori. In particolare, i negozi alimentari di prossimità mantengono livelli di transato più che doppi rispetto ai mesi di gennaio e febbraio; i negozi di quartiere attivi nel commercio al dettaglio, come ad esempio ferramenta e lavanderie, registrano un incremento del 60%. I pagamenti cashless sono, in breve, diventati di quartiere.

Se da una parte l’accelerazione verso i pagamenti cashless è diventata evidente, è ancora prematuro parlare dell’eclissi del contante. Prima della pandemia, le banconote e le monete venivano utilizzate per l’80 per cento delle transazioni in Europa. A remare contro l’opzione digitale restano sempre i costi delle commissioni sulle transazioni. Che piacciono poco agli esercenti, virus o non virus.

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