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Consumi, Toscana maglia nera E a Firenze va ancora peggio

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economia

3 luglio 2020 – 12:03

Quasi dimezzati rispetto allo scorso anno. Il colpo più duro lo hanno subito i centri storici

di Leonardo Testai

Dopo la maglia nera per l’industria, certificata da Irpet e da Cna (produzione giù del 49,6% su una media nazionale del 42,5%), alla Toscana va anche il triste primato del maggiore calo dei consumi in Italia nei primi cinque mesi del 2020, comprendendo quindi le settimane del lockdown. È il risultato dell’analisi condotta dall’Osservatorio Confimprese-Ey (Ernst & Young) sui consumi di mercato, che stima il crollo della regione in un meno 48,8% rispetto allo stesso periodo del 2019, peggio anche della Lombardia che registra un 48,3%, oltre che della media dell’Italia centrale (meno 46%). A livello di province, è Firenze ad accusare il peggior risultato in Toscana (meno 50,4%).

La pandemia, secondo l’Osservatorio, è esplosa in un contesto caratterizzato — a livello nazionale — da consumi già in flessione a fine 2019 (meno 4,4% il secondo semestre) e a inizio 2020 (gennaio meno 0,6%, febbraio meno 3,4%). Il lockdown ha fatto decollare l’e-commerce (più 110% nei primi cinque mesi 2020) ma ha tagliato le gambe ai negozi fisici: lo shopping rimane esclusivamente di prima necessità, possibilmente di vicinato e durante la settimana. «I centri commerciali e gli outlet — spiega Paolo Lobetti Bodoni, business consulting leader Italy di Ey — sono quelli che hanno sofferto di più rispetto ai punti vendita delle città, perché hanno subito la totale chiusura delle loro attività, tuttavia osserviamo un ritorno all’acquisto nelle ultime settimane. A livello cittadino le vie dei centri storici più importanti hanno subito un calo maggiore rispetto ai negozi posizionati più in periferia o nelle città più piccole. Questo calo è dovuto alla mancanza dei turisti soprattutto stranieri e alla mancanza del flusso dei lavoratori negli uffici delle principali città, complice anche la diffusione dello smart working».

Il crollo dei consumi «non stupisce nessuno», sospira Franco Marinoni, direttore di Confcommercio Toscana, secondo cui «ci sono settori, come la moda, che in Toscana segnano una diminuzione del 70% degli incassi rispetto allo scorso anno». Secondo il rapporto Confcommercio-Censis anche in Toscana quattro famiglie su dieci (il 42,3%) hanno visto ridursi l’attività lavorativa e il reddito, il 25,8% ha dovuto sospendere l’attività e il 23,4% è finito in Cassa integrazione.

«Il lockdown che ha investito la Toscana — spiega Nico Gronchi, presidente regionale di Confesercenti — ha significato una perdita di Pil per i nostri comparti intorno ai 2,2 miliardi di euro, una cifra pesantissima. Di questi, 1,1 miliardi sono sostanzialmente legati a bar e ristoranti, altri 500 milioni sono legati alla moda, il resto alla ricettività e ad altri settori. Dalla riapertura del 18 maggio il comparto alimentare e il non food nelle periferie e nei centri minori sono ripartiti, anche se non al 100%, ma moltissime città d’arte stanno soffrendo».

Il turismo rimane un nodo centrale: il centro studi di Confesercenti per i primi cinque mesi del 2020 ha registrato in Toscana un calo di 8 milioni di pernottamenti, e il prolungamento della chiusura delle frontiere verso alcuni paesi extraeuropei fa temere il peggio. «Avevamo provato — sostiene Gronchi — a misurare l’impatto di una riapertura parziale delle frontiere, e possiamo dire che rischiamo che a luglio e agosto manchino altri 6,7 milioni pernottamenti di turisti, in particolar modo stranieri. Questo porterebbe a una ripartenza un po’ più lenta di quanto ci aspettavamo». Per quanto riguarda invece la domanda interna, secondo Marinoni «un taglio deciso delle tasse, che restituisca liquidità a famiglie e imprese, potrebbe essere un atto coraggioso. Ma è la sicurezza del lavoro quel che vogliamo tutti».

3 luglio 2020 | 12:03

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