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Con i 5 Stelle? No alle politiche, sì nelle regioni. I paletti di Benifei (Pd)

L’europarlamentare dem: “Non abbiamo bisogno di patenti di draghiani da nessuno, ma abbiamo l’esigenza di decidere cosa fare per il futuro: Calenda chiarisca i nodi. Serve una grande lista civica nazionale”

No alle politiche, ma sì nei territori. Il rapporto Pd-M5s, dice a Formiche.net l’europarlamentare democratico Brando Benifei, è come quello che esiste nell’alleanza di centrodestra dove FdI è stata all’opposizione del governo Draghi ma, ciononostante, federata con Lega e FI nelle Regioni. Dunque nessuno scandalo, osserva, ma ciò non deve mettere al riparo i dem dai propri obblighi: ovvero caldeggiare una grande lista civica nazionale in antitesi alle destre, nella speranza che alcuni alleati come Calenda chiariscano posizioni e direzioni di marcia.

Bersani dice che dei veti sul M5S ci si potrebbe pentire. Ha ragione?

La mia opinione è che oggi non è possibile allearsi con il Movimento Cinque Stelle perché la rottura avvenuta intorno al governo Draghi ha danneggiato quell’agenda sociale che gli stessi Cinque Stelle ora rilanciano e che per noi è uno dei cardini per cui stavamo al governo oltre, ovviamente, ad esempio, al posizionamento europeo e all’impegno per il Pnrr. Dunque, hanno fatto una mossa che ha gravemente compromesso un lavoro di grande importanza per le persone che oggi più soffrono per avere più risorse per combattere l’inflazione, l’aumento delle bollette ed estendere il bonus ai lavoratori. Senza dimenticare la battaglia che, secondo me, stava arrivando a un punto decisivo, anche col sostegno di Draghi, sul salario minimo.

#inonda Alleanze, Bersani: “Un campo progressista, anche con il Movimento 5 Stelle” https://t.co/X17ftZ39wM

— La7 (@La7tv) July 25, 2022

Quindi?

Abbiamo rotto in un modo che oggi rende impossibile un’alleanza per le politiche. Ciò detto, io ritengo che, come il centrodestra nel governo Draghi aveva la Meloni all’opposizione per tutto questo tempo, così anche noi col M5S possiamo governare assieme le Regioni. Credo che non dobbiamo rompere gli accordi sul territorio, nelle città e nelle regioni in maniera automatica, perché ritengo che si tratti di contesti diversi. La politica nazionale non è lo stesso che governare in alcuni territori. Mi auguro che il Movimento in futuro possa essere una forza politica diversa da quella che è diventata oggi, avvitata in una posizione che è contro gli interessi dei più deboli.

Ma come conciliare il progressismo dell’agenda Draghi con le pulsioni anti-sistema dei grillini che quell’agenda non hanno più condiviso?

Oggi noi parliamo di fare una coalizione con i partiti, diciamo aprendoci a tutti i partiti che hanno sostenuto la continuità di questo esperimento di unità nazionale che ritenevamo e riteniamo fosse necessario per il Paese. In questa fase noi stiamo lavorando in un dialogo con queste forze e con quelle che non hanno contribuito alla caduta del governo. Certamente è uno sforzo complesso perché ad esempio, va detto, noi come Partito democratico dobbiamo essere alternativa chiara e netta alla destra, che si è ricompattata su una posizione estremista. Ormai la guida è in mano alla Meloni, che era all’opposizione fin dall’inizio del governo Draghi. Quindi di fronte a una destra pericolosa, io credo che il Pd non abbia bisogno di patenti da nessuno sul fatto che è il partito della responsabilità e della continuità del governo. Ma proprio per questo il Pd deve essere netto nelle sue proposte. Dunque sul salario minimo, su una riforma progressiva del fisco, compresa l’eredità universale per i giovani, per una ridistribuzione di risorse a favore delle nuove generazioni e contro tutte le forme di sfruttamento a partire dai tirocini non retribuiti. Penso serva anche un’agenda forte sui diritti, ad esempio sul matrimonio egualitario e sulla cannabis legale. Sui temi dell’ambiente il segretario del Pd è già stato nettissimo.

Ovvero?

Ieri ha aperto la direzione parlando del ritrovo dei Fridays for Future a Torino. Allora io dico attenzione, perché su questo tema, ad esempio, ci sono contraddizioni da sciogliere. Calenda ha votato come Forza Italia al Parlamento europeo sul tema della transizione ecologica. Parlo della questione delle automobili, dell’abbandono del motore a scoppio nel 2035: cioè sulla transizione ecologica se vogliamo avere un’alleanza credo che serva chiarezza da parte di chi oggi si era posizionato sulle stesse posizioni della destra. E aggiungo che io non penso che portino un valore aggiunto a una futura coalizione personaggi come Brunetta e la Gelmini che fino a ieri facevano parte di un partito come Forza Italia che è da sempre il più reazionario del Partito Popolare Europeo, al punto di essersi perfino recentemente astenuto sulla mozione che condannava la abolizione del diritto d’aborto negli Stati Uniti.

Cosa ostacola le possibili new entry?

Penso alla famosa riforma Gelmini che è stata contrastata con durezza da noi, così come sul fronte che riguarda Brunetta e i dipendenti pubblici. Le parole di disprezzo che ha usato anche recentemente credo ci pongano in grande distanza da queste persone e nel momento in cui Calenda apre a questi transfughi che fino a ieri facevano parte di Forza Italia, serve massima attenzione da parte nostra perché non penso che abbiamo molto a che spartire con loro. Come ho detto, noi non abbiamo bisogno di patenti di draghiani da nessuno, abbiamo sostenuto con forza e convinzione il governo ma abbiamo ora l’esigenza di dire cosa vogliamo fare per il futuro. Io ho fatto prima degli esempi che sono basati sul lavoro fatto nelle agorà democratiche. Vedremo se Calenda saprà chiarire alcuni nodi che ho citato, e che lo pongono altrimenti in contraddizione rispetto a noi.

Sala resta sindaco e non si candida, mentre Emiliano sarà capolista in Puglia e potrebbe restare Governatore: tutto normale?

Noi vogliamo che i nostri amministratori locali siano in prima linea in questa partita fondamentale per il futuro del Paese. Noi vediamo tanti discorsi sui media, su Twitter da parte di persone che non so francamente se hanno poi così tanti consensi. Mentre sappiamo che i sindaci, ovvero chi vive fuori dalla bolla social ma che si è confrontata da sempre con il sostegno dei cittadini, sono figure di grande centralità. Io credo che per proporre un’alternativa alla destra, nel solco di una idea di governo dell’Italia che possa essere in grado di dare risposte di progresso ai cittadini, l’impegno dei sindaci sarà importante nelle vesti che riterranno possibili. È chiaro che la grandissima parte di loro, però, dovrà completare il suo mandato. Qualcuno che sarà magari alla fine del mandato, potrebbe decidere di candidarsi in prima persona. Ma è molto importante che tutti siano in prima linea e io trovo molto positivo l’impegno di Sala insieme ad altre figure nazionali, come ad esempio Di Maio, che io ritengo abbia fatto un lavoro positivo come ministro degli Esteri. Ho visto altri esponenti ragionare su una sorta di grande lista civica nazionale in alleanza al Pd.

Uno strumento per aggregare?

La trovo un’operazione utile e importante perché si basa sull’impegno di persone che si sono in larga parte già misurate con il consenso dei cittadini e sono in grado, io credo, di dare un apporto utile a una nostra futura coalizione.

Turarsi il naso e votare Pd scrive oggi Fulvio Abbate: una provocazione?

Io credo che il Pd possa avere una forte attrattiva come partito di alternativa: chiara, secca, limpida ad una destra nazionalista, anti italiana, che ci indebolisce in Europa e nel contesto internazionale. E dunque il Pd è il partito della vera e unica alternativa. Certamente dobbiamo costruire una coalizione, ma io credo che prima di tutto dobbiamo puntare sulla nostra identità, sulle nostre proposte che potrebbero far salire di molto i consensi del partito di fronte a un astensionismo che si è mostrato forte nelle ultime amministrative. C’è sofferenza sociale, ci sono giovani che si sentono abbandonati dalla politica. Certamente c’è un tema che è ineliminabile: le candidature che noi proporremo.

Ci tengo a dire che è molto importante che ora che siamo impegnati a costruire le liste per le elezioni dobbiamo riuscire a dare il segno chiaro di un voltare pagina: Letta su questo ha sempre praticato un impegno importante. Ha realizzato la costruzione di un gruppo dirigente rinnovato, anche di giovani messi in prima linea e in grado di dare un contributo. E quindi ha invertito la rotta e ha dato un messaggio forte: bisogna che anche nelle elezioni questo si realizzi. È importante che il Partito Democratico abbia un mix nelle candidature che proporrà al Paese, di esperienza ma anche di rinnovamento, perché ci sono tante forze giovani under 30 e under 40 nel partito e nel Paese, già ricche di esperienze e impegno, che devono avere rappresentanza.

@FDepalo

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