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l’intervista

di Maria Silvia Sacchi10 lug 2020

Claudio Del Vecchio: «Chiesto il Chapter 11 per salvare Brooks Brothers»
Claudio Del Vecchio

Brooks Brothers, storico marchio di abbigliamento americano da quasi 1 miliardo di dollari di ricavi che fa capo a Claudio Del Vecchio, ha annunciato il ricorso al «Chapter 11», la procedura della legge Usa che corrisponde alla nostra amministrazione controllata. Fondato nel 1818 a Wall Street, ha vestito l’America del business e più di 40 presidenti degli Stati Uniti. Attraverso la mossa annunciata ieri, Del Vecchio cerca un acquirente per il brand e, per garantire la continuità durante il processo di vendita, ha ottenuto un finanziamento di 75 milioni di dollari da WHP Global, investitore sostenuto da Oaktree Capital e Blackrock e proprietario dei marchi di moda Anne Klein e Joseph Abboud Marche.

«Non è una bella giornata, ma era l’unico modo per salvare la società — dice al Corriere della Sera Claudio Del Vecchio, figlio di Leonardo, il fondatore di Luxottica —. Adesso possiamo proseguire le discussioni per far entrare un nuovo azionista». Si è parlato di colloqui con nomi come Solitaire partner, Authentic Brands e Simon Property. «Posso solo dire che c’è grande interesse attorno al marchio e che stiamo avendo interlocuzioni con molti partner potenziali». Tempi? «Non dipende solo da noi e ci sono tanti fattori che influenzano il processo. Sarei, però, sorpreso di tempi lunghissimi».

Si è scritto che da almeno un anno l’imprenditore fosse alla ricerca di un nuovo socio per un’azienda che aveva rilevato nel 2001, rilanciandola e portandola in tutto il mondo, ma che negli ultimi anni si era trovata di fronte a una crisi dovuta al cambiamento dei consumatori. «La causa di questo Chapter 11 si chiama Coronavirus. È vero — spiega — che con l’ultima generazione è cambiato il “dove” e “come” acquistare, ed è nata una concorrenza come non si era mai vista prima; Amazon sei anni fa non vendeva abbigliamento, mentre oggi è la compagnia che ne vende di più. Ma adattare il business ai mutamenti del mercato è quello che Brooks Brothers ha fatto in tutti i suoi 200 anni di storia ed è quello che stavamo facendo anche noi, rimodulando l’offerta, rinegoziando gli affitti dei negozi, ripensando la formula stessa del negozio: più piccolo, inteso soprattutto come luogo di proposta. Il Coronavirus ha spazzato via i nostri piani. Spero che il nuovo investitore possa portare a termine quanto avevamo iniziato a fare». Molti gruppi del retail, soprattutto negli Stati Uniti, stanno portando i libri in tribunale, da Neiman Marcus a J.Crew a J.C. Penney. La spagnola Zara ha annunciato la chiusura di 1.200 negozi. La stessa Brooks Brother su 250 punti vendita ne ha chiuso 51. Il retail è finito? «Penso di no, sarà differente rispetto a solo cinque anni fa, ma continuerà a esistere». Il marchio Usa è presente anche in Italia e si pone il problema di cosa succederà. «Nessun mercato estero, compresa l’Italia, è stato attaccato — risponde Claudio Del Vecchio —. Chiaramente saremo obbligati a rivalutare tutto insieme a chi ci finanzia e in accordo con il tribunale, ma per quello che mi riguarda in questo momento abbiamo intenzione di continuare tutti i tipi di business, compresi quelli europei».

Una domanda extra Brooks Brothers. Suo padre è impegnato a salire dal 10 al 20% in Mediobanca e si è detto che voi sei figli siate in disaccordo sulle sue mosse. «Io sono completamente d’accordo con mio padre e non ho motivo di credere che qualcuno dei miei fratelli la pensi diversamente. C’è sempre stata unità sulle acquisizioni, a partire da Essilor, e sugli investimenti di Delfin. Nostro padre possiamo solo ringraziarlo».

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