civili-evacuati,-nuovi-rinforzi-russi.-putin-si-gioca-tutto-a-kherson

Civili evacuati, nuovi rinforzi russi. Putin si gioca tutto a Kherson

Il fronte di Kherson rappresenta al momento il punto centrale dell’attuale fase della guerra in Ucraina, dove si scontrano la volontà di Mosca di blindare quanto ottenuto nell’invasione e la volontà di Kiev di spingere per la controffensiva.

I recenti segnali che giungono dalla regione segnalano diversi possibili sviluppi. Ma quello che per molti osservatori è ormai quasi certo è che, se dovrà esserci una battaglia probabilmente decisiva per il conflitto, questa è probabile che si realizzi proprio in questo oblast a nord della Crimea.

Le autorità filo-russe di Kherson hanno annunciato in queste ore di avere completato l’evacuazione di 70mila persone. Il New York Times addirittura riferisce che i soldati russi avrebbe deciso di prelevare le spoglie del principe Grigory Aleksandrovich Potemkin, colui che conquistò la regione per la zarina Caterina II, dalla cattedrale di Kherson. Segno che le forze armate russe hanno voluto mettere al sicuro i resti di quello che è considerato un simbolo dell’impero russo esteso sulle coste dell’Ucraina.

Verso una nuova offensiva russa

L’indicazione che giunge della regione – in cui, va ricordato, si è comunque voluto allestire il referendum per l’annessione alla Federazione Russa – sembra essere abbastanza ovvia: fare attraversare il fiume Dnepr per portare la popolazione in un’area controllata dalle forze russe sottolinea che Mosca si attende un’intensificazione della controffensiva ucraina. Ed è forse proprio in quest’ottica che il primo vice capo di stato maggiore russo, Sergey Kiriyenko, ha visitato la città di Kherson e la centrale nucleare di Zaporizhia, a sottolineare l’importanza del fronte per le forze di Vladimir Putin.

Sotto il profilo bellico, la versione dello Stato maggiore ucraino conferma paradossalmente quella russa. Nel senso che entrambi i nemici concordano sul fatto che non si stia parlando di un ritiro. Per i comandi russi non si parla di ritiro ma di rafforzamento. Il leader ceceno Ramzan Khadyrov ha confermato, in maniera abbastanza inusuale, che ci sono perdite anche tra i suoi uomini, ma nessuno sembra intenzionato ad ammettere la resa. Anzi, anche dalle parole del ceceno sulla “guerra santa”, sembra confermato il tentativo di blindare la città e l’area circostante per frenare a qualsiasi costo il tentativo di riconquista da parte dell’esercito ucraino. Mentre nel frattempo, i bombardamenti da parte dei missili e dei droni dell’arsenale russo continuano contro le infrastrutture avversarie.

Per i comandi di Kiev, l’esercito occupante starebbe cercando di rafforzare tutta la linea a sinistra del fiume Dnepr senza riuscire tuttavia a sfondare in alcuni punti la linea del fronte ucraino. Per l’Ucraina non c’è in realtà un ritiro russo dall’oblast, ma solo un’evacuazione dei civili in attesa di rinforzi. Interessanti, a tal proposito, le parole di Kyrylo Budanov, capo della direzione principale dell’intelligence della Difesa ucraina che, intervistato dalla Ukrainska Pravda, ha detto che “non si può ancora dire che l’esercito si stia ritirando da Kherson” definendola in parte “un’operazione di informazione e manipolazione”. Non solo, Budanov ha anche sottolineato che “gli occupanti russi fingono di lasciare Kherson, ma in realtà stanno portando lì nuove unità militari e si stanno preparando per la difesa della regione occupata”, e l’intelligence ucraina ritiene che “se prendiamo almeno il controllo sulla diga Kakhovka“, i russi si troveranno nella stessa situazione delle forze di Kiev a Mariupol.

La versione dell’intelligence britannica

A conferma della situazione di stallo, ma non di ritiro, arrivano anche le dichiarazioni da parte dell’intelligence britannica, da sempre molto attenta all’evoluzione del fronte ucraino con un aggiornamento pubblico quotidiano. Secondo i servizi di Londra, è probabile che a ovest del fiume Dnepr Mosca abbia deciso di inviare diverse unità di riservisti, sottolineando quindi come non sia affatto superato il problema della grave carenza di organico delle forze armate russe, ma che questo non implica un ritiro da Kherson.

La scelta di imporre una strategia in larga parte difensiva, nella speranza che le difficoltà meteorologiche paralizzino la controffensiva di Kiev, sarebbe dunque dettata – secondo i servizi di Londra – anche dal fatto che le truppe russe sarebbero “gravemente indebolite e scarsamente addestrate”. Ed è anche per questo che tanti lanciano l’allarme sul fatto che sia proprio a Kherson che potrebbe compiersi la virata verso l’uso di una bomba “sporca”.

La Russia non può cedere l’oblast non solo dal punto di vista simbolico, ma anche per non mettere a rischio la Crimea dal punto di vista infrastrutturale, energetico, idrico ma anche banalmente difensivo. Quella è la linea rossa dell’invasione: perché Putin non può concludere la sua “operazione militare speciale” mettendo in dubbio quello che appariva un dato ormai acquisito, e cioè la annessione della Crimea. Se cade Kherson, la strategia del presidente russo e del suo attuale capo delle operazioni, il generale Sergej Vladimirovič Surovikin, potrebbe cambiare di nuovo.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Related Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.