cinque-stelle,-crucioli:-«non-lascio-il-movimento-ma-i-vertici-sono-pavidi»

Senatore Crucioli, continuano a rincorrersi voci su di lei: sta per lasciare il Movimento o sta pensando di farlo?

« È impossibile per me anche solo pensare di “passare” in qualunque altro partito, sia perché non ne vedo alcuno compatibile con il mio modo di vedere le cose, sia perché continuo a pensare che il M5S sia capace di evolversi e migliorare».

Ma c’è molto da migliorar nel M5S?

«Il Movimento continua ad essere un baluardo per la legalità e una garanzia per l’interesse dei cittadini e per l’equità sociale.Tuttavia dopo l’ottimo successo elettorale del 2018 i vertici del Movimento non hanno avuto abbastanza coraggio per interpretare a fondo il mandato di completa rottura con il passato che gli elettori ci avevano consegnato».

E cosa hanno sbagliato i vertici?

«La paura ha impedito di tornare subito al voto per ottenere dal paese un mandato ancora più chiaro e completo e ha spinto i vertici ad accentrare tutte le scelte più rilevanti. Da ciò sono derivati molti compromessi e molti errori nei meccanismi decisionali che perdurano tuttora e che provocano, in me come in altri parlamentari, critiche aperte e autentici moti di ribellione».

Da quello che sa, altri Cinque Stelle potrebbero lasciare?

«Molti tra i colleghi chiedono modifiche nei nostri meccanismi decisionali e maggior rispetto del Parlamento da parte del governo. Tuttavia ritengo che, come me, in tutti alla fine prevalga il senso di responsabilità e la speranza di poter migliorare da dentro il M5S e la politica italiana».

Secondo lei perché tanti in Parlamento hanno lasciato il M5S?

«A differenza di altri, io non mi permetto di giudicare i colleghi che hanno lasciato il Movimento bollandoli come traditori. Ognuno ha i propri motivi e le proprie sensibilità. Certamente, tra le cause c’è anche la poca condivisione di cui parlavo».

Che cosa ha sbagliato in questi anni di governo il M5S?

«A mio avviso ha peccato di conformismo, come un parvenu che abbia timore di far brutta figura nei salotti buoni. Non ha avuto il coraggio di aprire discussioni scomode e di applicare i trattamenti shock di cui l’Italia avrebbe bisogno in ogni settore».

In che senso, scusi?

«Le faccio un esempio in una materia che mi è familiare come la giustizia. Per dimezzare realmente i tempi dei processi e completare la sacrosanta riforma della prescrizione che abbiamo approvato, occorrerebbe eliminare un grado di giudizio. Del resto la nostra costituzione ne impone “almeno due” e tre non ce li possiamo più permettere. Una proposta del genere creerebbe scandalo tra magistrati, avvocati e cattedratici e quindi meglio non parlarne e limitarsi a maquillage processuali, col risultato che i tempi della giustizia resteranno drammaticamente lunghi».

Di Battista ha chiesto una assemblea costituente in tempi rapidi, Grillo lo ha stoppato. Lei cosa crede sia meglio per il futuro del M5S?

«Su questo aspetto sono d’accordo con Di Battista. Nel Movimento c’è bisogno di dialogo e confronto vero e sollecito. Costi quel che costi. Anche in questa vicenda si manifesta una certa pavidità degli attuali vertici: hanno paura che il confronto provochi rottura e credono sia meglio rimandare tutto».

Intanto però tutto rimane fermo.

«Io sono ottimista per natura, mi piace sempre il confronto anche se aspro e comunque credo che senza rischiare non si possano ottenere grandi risultati. Inoltre, credo sia più rischioso imbavagliare le voci dissonanti: in una pentola che bolle più stringi il coperchio più rischi lo scoppio».

È favorevole a una deroga al tetto dei due mandati?

«Assolutamente no per quanto riguarda parlamentari e consiglieri regionali. Ovviamente ci sono pro e contro in entrambe le scelte, tuttavia credo che le motivazioni per le quali il Movimento ha introdotto questa regola – ovvero fare della politica una specie di servizio civile – siano quanto mai attuali e sovrastino di gran lunga le ragioni di chi predilige l’esperienza dei professionisti della politica».

Pensa ci sarà una scissione?

«Le forze centrifughe interne al Movimento non mi sembrano tali da poter provocare, da sole, una scissione, che però potrebbe essere innescata dai giochi di palazzo di chi vuole sfruttare incidenti sul mes o sullo scostamento di bilancio per creare un governo che si basi su una nuova maggioranza costituita da Pd, Fi e dalla parte “governista” del M5S. In questo scenario, saranno fondamentali le valutazioni di Mattarella e Conte».

Parlando del Mes, Lei cosa ne pensa?

«Mi scandalizza il comportamento dell’Europa quando pretende di elargire prestiti a condizioni inique. Sono contrario a qualsiasi forma di prestito che preveda cessione di sovranità in caso di mancato pagamento dei debiti. Peraltro, non capisco il motivo per il quale la BCE non possa allargare ulteriormente il programma di acquisto di titoli dei paesi in maggiore difficoltà provocata dall’epidemia se non per consentire ai paesi più forti di avvantaggiarsi della crisi altrui».

Il Pd vorrebbe una alleanza stabile anche a livello locale: è la via da seguire?

«A mio avviso si, ma solo se è l’occasione di prendere il meglio da ambo le parti e lasciarsi alle spalle personalismi locali.È però un progetto difficilissimo come dimostra il caso della mia Liguria, in cui il Pd locale sta riuscendo a bloccare una candidatura di vero rinnovamento come quella di Ferruccio Sansa».

In Liguria c’è uno stallo dopo mesi di trattative

«Come le dicevo, un progetto comune di questo tipo deve essere coronato da un candidato che garantisca rinnovamento; se invece si pretende qualcuno che si limiti a garantire equilibri di potere, meglio andare ciascuno per la propria strada».

Si trovava meglio con il governo con la Lega o con quello attuale?

«Decisamente con quello attuale. Considerando che con questo governo non mi trovo benissimo, pensi come stavo con quello precedente…».

3 luglio 2020 (modifica il 3 luglio 2020 | 17:55)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *