politica

Cinque anni di propaganda urlata

cinque-anni-di-propaganda-urlata
L’intervento

Mezzogiorno, 7 luglio 2020 – 02:33

Il candidato del centrodestra alla presidenza della Regione Campania sui commenti di d’Errico e Polito

di Stefano Caldoro

Ho letto con grande attenzione gli editoriali del direttore Enzo d’Errico e di Antonio Polito e vorrei dare una risposta alle vostre analisi ricche di spunti e interrogativi. Ricordo in premessa che a settembre i nostri concittadini voteranno per la Regione Campania e non per l’assetto nazionale del centrodestra o di altri schieramenti. E ridare un orizzonte di normalità alla mia terra è l’unica cosa che conta. Sono colpito dall’attenzione rivolta quasi esclusivamente alle dinamiche politiche, quando invece ci troviamo dinanzi alla fine di una consiliatura in cui dovremmo stilare un bilancio su quello che è stato promesso (mai più ultimi) e la realtà (quasi sempre ultimi).

Non mi sorprende, a dire il vero, perché veniamo da 5 anni di gestione di potere con una propaganda urlata, mirata sempre e solo a nascondere i (non) fatti e i numeri impietosi. Qualcuno ricorda risultati positivi concreti e strutturali raggiunti in questi 5 anni dalla Regione? Questa è la domanda chiave.

Come sapete, sono sempre stato, sono e sarò contro questa modalità di accentramento gestionale del potere e di non governo. È la mia storia differente, che rivendico con orgoglio, una storia liberale e riformista, con un metodo laico e mai personalistico o muscolare. Preferisco la concretezza alla propaganda, la normalità agli eccessi, i risultati silenziosi agli annunci disattesi.

Lo sottolineo perché – quando sono stato eletto Presidente della Regione Campania nel 2010 – ho ricevuto in eredità un sistema che era finito, un regionalismo della spesa senza responsabilità, che aveva sommato la crisi finanziaria ai problemi sociali. Il risultato di quel modello di gestione fu il «default» come messo nero su bianco addirittura dalla Ragioneria generale dello Stato, che in un documento ufficiale utilizzò per la prima volta un termine non in lingua italiana. Forse per rendere ancora più evidente il fallimento della Campania.

Ci rimboccammo le maniche. E portammo la nostra Regione, per la prima volta nella sua storia amministrativa, ad avere il pareggio di bilancio. Ciò ci permise non solo di evitare il commissariamento da Roma, ma addirittura di effettuare interventi di grande valenza sociale, come l’abbassamento del ticket sanitario per le fasce più deboli (oggi le prestazioni si pagano a prezzo pieno per larga parte dell’anno).

Con una grande progettualità e tra mille difficoltà, riuscimmo a impegnare il 110% dei fondi europei (oggi quanti ne vengono rimandati indietro?), avviare i Grandi Progetti infrastrutturali come la Napoli-Bari (oggi non riescono a bonificare neppure un’area inquinata!), i porti di Napoli e Salerno e un progetto di depurazione talmente ambizioso da essere ancora in corso.

In questa epoca di suggestioni che hanno ormai preso il posto dei fatti, ci dimentichiamo spesso del passato e sacrifichiamo la realtà sull’altare della propaganda senza contraddittorio. Ma ai cittadini interessano i fatti. E i fatti parlano chiaro.

Vogliamo parlare delle ecoballe? Da Presidente, con la mia giunta e la mia maggioranza abbiamo rimosso – in una situazione di estrema difficoltà finanziaria – ben 300.000 tonnellate al costo di 20 euro l’una. Non sarà mai abbastanza finché non le avremo smaltite tutte, ma lo feci, senza alcun clamore mediatico, perché era un mio preciso dovere di Presidente, un dovere nei confronti della mia terra.

Oggi i costi di smaltimento delle ecoballe sono fuori controllo, lievitati oltre 150 euro a tonnellata. Il mio successore aveva promesso che avrebbe smaltito tutte le ecoballe in pochi mesi. Non lo ha fatto, nonostante i 460 milioni ricevuti dal Governo Renzi. Oggi ripete la stessa promessa, certificando il proprio fallimento. Una promessa non mantenuta. Una delle tante, che aveva portato il suo partito, il Pd, a non volerlo ricandidare. E parlo di soli quattro mesi fa. E così potremmo parlare della promessa di togliere le barelle dalle corsie, e invece sono sempre lì, o di migliorare il settore dei trasporti e invece pendolari e viaggiatori sono in condizioni sempre peggiori, spesso costretti a completare il percorso a piedi sui binari a causa di guasti continui delle vetture. Buttarla sull’insulto e sulla propaganda è certamente una scelta comunicativa perché serve a nascondere i propri fallimenti.

Ma contano solo i fatti. Con un piano straordinario di investimenti, abbassammo il tempo di pagamento della Regione ai fornitori da 2 anni a 50 giorni. Grazie agli effetti di queste scelte, nel 2016 il Pil della Campania ha avuto la crescita più alta d’Italia. Oggi cosa lasciano 5 anni di questa amministrazione? Questa è la domanda da porsi.

Il mio desiderio – credo condiviso dalla maggioranza silenziosa dei campani – è di potermi confrontare sulle cose concrete, sui temi che toccano davvero la vita delle persone. Sul ricordare cosa abbiamo fatto noi dal 2010 al 2015 e cosa non hanno fatto loro dal 2015 ad oggi. Il tema è questo. Con le nostre differenze di stile e di sostanza, con i nostri diversi risultati di governo e due diverse visioni. Alla propaganda opponiamo la realtà. Agli eccessi preferiamo la normalità. Questa è la sfida che portiamo avanti. E che vogliamo vincere.

7 luglio 2020 | 02:33

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *