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Cinese ucciso a martellate, il killer nigeriano davanti al gip: “Non ricordo niente”

Roma, 2 ago — La gravissima vicenda dell’uccisione del commerciante cinese Yuan Cheng Gau, di 56 anni, massacrato brutalmente da un 24enne nigeriano a Monteforte Irpino, ha suscitato senza dubbio alcuno una minore eco mediatica del fatto di sangue di Civitanova Marche. Eppure, quel che è accaduto nel centro campano meriterebbe maggiori riflessioni considerando che il nigeriano Robert Omo — arrestato in quanto ritenuto responsabile non solo dell’omicidio del negoziante cinese ma anche del ferimento di un cliente bulgaro che era intervenuto in difesa dell’aggredito — è persona che da sempre viveva di espedienti, ai margini della comunità di Monteforte Irpino.

Negoziante cinese ucciso, il nigeriano dice di non ricordare nulla 

Anche in questo caso, come per la vicenda di Civitanova Marche, fanno il loro ingresso in scena dei disturbi di matrice mentale. Inoltre Omo, che è accusato di omicidio volontario e tentato omicidio, ha fatto scena completamente muta davanti al gip del tribunale di Avellino, Francesca Spella, la quale terminata l’udienza ha convalidato l’arresto. Il nigeriano rimarrà in carcere anche se già pende richiesta di perizia psichiatrica da parte del suo legale, avvocato Nicola D’Archi. Omo, a sua detta, non solo non ricorderebbe nulla dell’accaduto ma avrebbe già da tempo manifestato profondo disagio psichico, come assicura l’avvocato: «Da tempo Robert aveva manifestato un disagio mentale. Doveva essere in cura, gli erano stati prescritti anche dei farmaci ma non è mai riuscito a prenderli. Aveva chiesto anche aiuto per tornare nel suo paese ma mai nessuno l’ha ascoltato”.

La facile carta del “disagio mentale”

Grande è la rabbia a Monteforte, non solo nella comunità cinese ma nella comunità cittadina tutta; perfettamente integrato nel contesto sociale, Yuan Cheng Gau era chiamato «Franco» dai concittadini. «La famiglia – spiega l’avvocato della famiglia Costantino Sabatino che si costituirà parte civile – vuole giustizia e desidera in particolare che un soggetto che si è reso protagonista di un crimine così orrendo resti in carcere». C’è anche da capire se in questo caso, come già accaduto in altri casi che vedevano nella parte dell’omicida degli immigrati, il fattore mentale diventerà scusante preponderante, sia in termini giudiziari sia in termini mediatici. Infatti, mentre per la vicenda di Civitanova si continua a reiterare, da parte dei mass media, il mantra del razzismo, senza tenere in considerazione i disturbi conclamati dell’assassino, vedremo se per questa vicenda il disagio psichico, per l’ennesima volta, si renderà via di fuga dalle gravi responsabilità.

Cristina Gauri

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