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Se una persona fa grande fatica ad alzarsi dalla sedia, zoppica per alcuni minuti quando cammina dopo essere stata seduta a lungo, non riesce a fare lunghe passeggiate si possono supporre problemi alle anche? Quali esami fare? Serve per forza una protesi?

Risponde Vincenzo Salini, primario dell’Unità di Ortopedia e Traumatologia all’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano

La sintomatologia descritta può essere annoverata tra i primi sintomi di una artrosi dell’anca o coxartrosi, che può essere di due tipi: primaria, dovuta a invecchiamento progressivo dell’articolazione, o secondaria e cioè conseguente a malattie infiammatorie croniche (quali artrite reumatoide, artrite psoriasica, gotta), infantili (displasia congenita, Perthes) oppure traumatiche (fratture e lussazioni).Oltre agli esempi tipici che lei riferisce, altri «campanelli d’allarme» iniziali possono essere dolore all’inguine, alla coscia, al ginocchio e limitazioni funzionali in alcuni gesti della vita quotidiana che comportano un allungamento e piegamento verso il basso, quali indossare calze o calzini, allacciare le scarpe o provvedere in modo autonomo all’igiene dei piedi.

Come si arriva alla diagnosi e si sceglie la terapia

L’iter per arrivare alla diagnosi inizia con un colloquio con il proprio medico di famiglia: raccontando la sintomatologia viene generalmente prescritta una radiografia in due proiezioni dell’anca che spesso è sufficiente a evidenziare la presenza di coxartrosi.La terapia viene poi decisa in base alla gravità della malattia. Nelle fasi iniziali (grado I e II) ci si può avvalere di farmaci antinfiammatori e integratori per la ricostituzione della cartilagine associate a un corretto stile di vita (calo ponderale per chi è in sovrappeso, non fumare, ginnastica specifica di rinforzo della pelvi), mentre se la situazione è più compromessa si ricorre, in casi selezionati, alla medicina rigenerativa o alla chirurgia attraverso artroscopia e osteotomie. Generalmente si opta per la protesi nelle persone che presentano un dolore resistente alle terapie, una zoppia con la classica andatura «ciondolante», una limitazione del movimento e difficoltà a eseguire movimenti normali nella quotidianità.

Protesi, durano in media 20 anni

Bisogna poi ricordare che non tutte le protesi sono uguali e non tutte le tecniche raggiungono gli stessi risultati: esistono tecniche mininvasive (come la via di accesso anteriore) che consentono un recupero rapido dei movimenti dell’anca e una ripresa funzionale quasi immediata. Ma tutto dipende e viene scelto in base alla situazione di partenza di ogni persona, dalla gravità e a molti altri fattori, tra i quali l’età. Anche nei pazienti affetti da coxartrosi grave l’impianto di una protesi (la durata media di quelle oggi in commercio è di circa 20 anni) può portare notevoli miglioramenti nella qualità di vita quali scomparsa del dolore, ripresa della completa articolarità, riduzione drastica nell’assunzione di farmaci antidolorifici, ripresa delle attività fisiche e ludiche. Secondo le statistiche internazionali si possono ottenere risultati ottimi e buoni nel 98,5 % dei casi a 5 anni dall’intervento. 

Degenza e post operatorio

La degenza si è ridotta drasticamente e in alcune strutture ospedaliere stanno partendo dei programmi che consentono la dimissione nelle 24 ore successive all’intervento.Anche il post-operatorio è notevolmente cambiato negli ultimi anni: con programmi riabilitativi molto intensi associati a tecniche mininvasive, generalmente riservati a pazienti giovani e senza comorbilità, si può avere una ripresa davvero rapida (mediamente in 60 giorni si riesce a ritornare alle comuni attività).

24 agosto 2020 (modifica il 24 agosto 2020 | 09:50)

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