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Chi è Jimmie Akesson, il leader dei Democratici Svedesi – InsideOver

Le elezioni svedesi di domenica 11 settembre potrebbero suggellare l’apice della carriera politica di Jimmie Akesson, il 43enne leader del partito conservatore e sovranista dei Democratici Svedesi, dato con il vento in poppa nei sondaggi e vicino a guidare l’opposizione alla leadership consolidata della maggioranza socialdemocratica dopo aver conquistato una netta avanzata nel voto del 2018.

Akesson ha in passato puntato fortemente su una piattaforma politica marcatamente euroscettica, sulla critica all’immigrazione e ai suoi effetti (dal 2015 al 2018 ben 160mila richiedenti asilo sono giunti in Svezia) e sul rifiuto di qualsiasi componente ideologica o simbolica che potesse richiamare scomodi paragoni per alimentare la crescita elettorale nello scorso decennio. Di fatto il suo partito ha iniziato a assumere posizioni nazionalconservatrici e a entrare nel gioco politico nazionale da protagonista, secondo un trend consolidato negli ultimi anni.

Sebbene nella sua storia trentennale il partito degli Svedesi Democratici mai abbia rivendicato radici fasciste o naziste, per un lungo periodo di tempo esso ha giocato molto sull’assenza di un referente politico nell’estrema destra svedese per catalizzarne i consensi. Il Telegraphnel 2018, ha ricordato la continuità tra diversi esponenti di movimenti suprematisti bianchi e i Democratici Svedesi nei primi anni Novanta.

Non è un caso che Akesson abbia operato uno strappo radicale con il passato a partire dalla sua elezione alla guida del partito nel 2005: il cambiamento più evidente è stato nello stesso simbolo della formazione, passato dall’essere una torcia simile a quella del National Front britannico a un più rassicurante fiore, un’anemone gialla e blu richiamante i colori della bandiera svedese. Al cambio di simbolo si è associata una continua, inesorabile ascesa che è sempre stata sovrapponibile con quella personale di Akesson, la cui popolarità si è accresciuta assieme alle fortune elettorali del suo partito.

Nonostante la sua giovane età, Akesson è da tempo un politico navigato: quelle a cui si appresta a concorrere con ambizioni crescenti saranno le quarte elezioni a cui parteciperà in 12 anni, e la sua militanza nei Democratici Svedesi è iniziata precocemente, nel 1995 anno in cui, come riporta il Times of Israel, abbandonò la formazione conservatrice dei Moderati disilluso dalla loro politica fortemente europeista e in cui la formazione oggigiorno guida della destra svedese espulse il segretario Anders Klarstrom per la sua appartenenza alla formazione suprematista Nordiska Rikspartiet.

A partire dall’ingresso in Parlamento, nel 2010, con il 5,7% dei consensi, il partito di Akesson è cresciuto esponenzialmente puntando su battaglie mirate, su un’agenda politica fortemente conservatrice e critica della guida dell’establishment tradizionale e su una critica al sistema di accesso della popolazione al totem storico della Svezia, il generoso e efficace sistema di welfare, che i Democratici Svedesi vorrebbero destinare prioritariamente ai cittadini nativi.

A lungo il leader della destra svedese ha puntato a capitalizzare in campo elettorale gli sforzi fatti per normalizzare la sua formazione e ripulirla dalle scorie estremiste rimaste dopo i primi anni della sua gestione. I risultati sul campo gli hanno sino ad ora dato ragione.

Tra il 2015 e il 2016 i membri del partito colti in flagrante a esporre in pubblico tesi razziste o filo-naziste sono stati espulsi; lo stesso destino è toccato nel 2017 a 14 ex consiglieri locali rivelatisi essere simpatizzanti o finanziatori del neonazista Nordic Resistance Movement e, come ricorda il Corriere della Sera, alla suocera dello stesso Akesson per delle criticabili esternazioni antisemite.

In vista del voto, i Democratici hanno impostato una virata fortemente social-conservatrice che ha permesso  lo sfondamento al centro, dove l’elettorato medio in fondo non aspettava altro, preparato come era da decenni di governi conservatori.

“La loro campagna elettorale”, scrive l’Agi, “ricalca temi e immagini ben conosciute anche nell’Europa del sud: falansteri di periferia dove gli abitanti vivono nella paura imposta dagli immigrati, lampeggianti della polizia, auto che esplodono. Un po’ meno, di recente, quello che era invece un cavallo di battaglia appena qualche mese fa: l’idea della Swexit, l’uscita da questa Ue di banche e burocrati che dettano legge dalle loro scrivanie di Bruxelles”.

In vista del voto, Akesson ha ricevuto il sostegno ufficiale del ministro dell’Interno italiano Matteo Salvini, secondo cui in Svezia “la generosità dello Stato fa da calamita per una miriade di clandestini” e che si augura di incontrare presto Jimmie Akesson e “di trovarlo in una nuova e prestigiosa veste istituzionale”. Il 9 settembre 2018 i Democratici Svedesi hanno sfondato la quota di un milione di voti per la prima volta nella loro storia (1,1 milioni per la precisione), ottenuto il 17,5% dei suffragi e ottenuto la terza piazza dopo Socialdemocratici e Moderati. La pattuglia parlamentare di 62 membri portata dagli uomini di Akesson al Riksdag è stata la più ampia di sempre per la formazione della destra svedese. Nel 2019, alle Elezioni Europee, la formazione di Akesson si è confermata terza con 15,3% dei consensi, eleggendo a Strasburgo tre suoi esponenti.

Le elezioni hanno reso i Democratici Svedesi un perno della politica svedese, esclusi dal governo ma non più ignorabili dalle maggiori formazioni di Stoccolma. Dopo le elezioni, la leader democristiana Ebba Busch ha annunciato che il suo partito era disposto ad avviare negoziati con i Democratici svedesi nel Riksdag. Nel dicembre 2019, il leader del Partito Moderato Ulf Kristersson ha tenuto per la prima volta un incontro ufficiale con la leadership democratica, nonostante avesse precedentemente escluso di negoziare con il partito. Ciò ha portato alla speculazione che il partito potesse essere incluso in un nuovo gruppo di centro-destra per sostituire l’Alleanza che era crollata dopo che il Partito di Centro e il Partito Liberale se ne erano andati per sostenere il governo guidato dai socialdemocratici.

Non se ne fece nulla ma i Democratici Svedesi hanno iniziato un avvicinamento al ruolo di “terza gamba” di coalizioni di centrodestra in maniera analoga a quanto fatto in Spagna da Vox. Nell’ottobre 2018, i Democratici svedesi sono entrati in coalizioni di governo con il Partito moderato e i Cristiano-democratici per la prima volta nel comune di Staffanstorp, nel comune di Sölvesborg, nel comune di Herrljunga e nel comune di Bromölla. A Bromölla, la coalizione si è separata nel 2020, mentre nuove coalizioni con la formazione sovranista, ormai non più esclusa a priori dal gioco democratico, sono emerse nel comune di Svalöv (2019), nel comune di Bjuv (2020) e nel comune di Surahammar (2021). Ha aiutato allo sdoganamento di Akesson e del suo partito l’ingresso nel gruppo europeo dei Conservatori e Riformisti guidato da Giorgia Meloni.

Tra critiche al governo sulla gestione del Covid, crisi energetica e sfida identitaria il 2020 e il 2021 sono stati anni di crescita nei sondaggi per i Democratici Svedesi, secondo un trend confermato nel 2022. Al voto di domenica 11 settembre, i conservatori svedesi arrivano con il loro leader pronto, stando ai sondaggi, a portarli al secondo posto dietro i Socialdemocratici in flessione. E Akesson spera, in caso di risultato positivo, di poter aprire a dialoghi con il centrodestra moderato sognando un’ascesa al governo insperata solo alcuni anni fa.

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