Chi è Claudio Mancini, il braccio destro di Roberto Gualtieri

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Chi è Claudio Mancini, il braccio destro di Roberto Gualtieri
Claudio Mancini

Monteverde è un quartiere romano di cose che passano inosservate. Come New York per lo scrittore americano Gay Talese in un suo strepitoso racconto. Viene da Monteverde, senza distinzione tra vecchio e nuovo, tra mistica popolare e pretesa intellettuale, il gruppo del Partito Democratico che comanda o si presume comandi al ministero dell’Economia e delle Finanze, in maniera intimistica chiamato Mef.

Il Mef è lo snodo per i 209 miliardi euro di denaro europeo per la rinascita dopo la pandemia e il monumentale dicastero che ospita il ministro Roberto Gualtieri, l’attuale politico di Monteverde più illustre nella borgata di Pier Paolo Pasolini, Attilio Bertolucci, Miriam Mafai, Nanni Moretti, Carlo Verdone e tanti simboli dell’Italia delle arti. Dentro e fuori al Mef gironzola mezzo Monteverde. Chi non può passare inosservato è il deputato Claudio Mancini, capelli lunghi con la riga al centro, faccia rotonda, accento romano, riceve in albergo e preferisce non apparire. Mancini è una figura sconosciuta che, in pochi mesi, il potere ha accolto e il potere insegue perché Mancini è il ministro Gualtieri: è la sua voce in commissione Bilancio, per le nomine nelle aziende statali del Mef, fra le correnti del Pd di cui è tesoriere a Roma.

MI MANDA ROBERTO


Figlio di Emilio, funzionario comunista in Ciociaria, Mancini fu candidato la prima volta a vent’anni nel 1989 per il Municipio XVI – oggi ristretto a XII – con le ultime liste di una leggendaria sezione del Pci. Ha trascorso otto anni nel consiglio regionale del Lazio e stava lì per fare tredici, ma proprio nel 2013, invece, l’allora candidato governatore Nicola Zingaretti gli impose una sosta per l’inchiesta “spese pazze” sui fondi regionali. Al posto di Claudio, il Pd ha paracadutato su Montecitorio, dall’attigua circoscrizione Lombardia 1, la moglie Fabrizia Giuliani, attivista per i diritti delle donne e del circolo di Monteverde. Il tempo ha disinnescato il codice penale e così il processo a carico di Mancini e di altri ex consiglieri regionali si avvia alla conclusione, poiché il magistrato ha chiesto l’archiviazione per sopraggiunta prescrizione del reato di concorso in abuso d’ufficio.

Roberto Gualtieri

Roberto Gualtieri

Mancini e Gualtieri si frequentano e si sorreggono dalla metà degli anni Novanta in pieno furore per Massimo D’Alema. Era la stagione della Fondazione Istituto Gramsci di Beppe Vacca direttore, il filosofo che si considera fratello maggiore di D’Alema e di certo è padre spirituale di Gualtieri e padre biologico di Ignazio, principale collaboratore del ministro al Mef. Appena Gualtieri fu trasferito dal comodo giaciglio del Parlamento europeo al rovente ministero di via XX Settembre, il senatore Luigi Zanda, il primo tesoriere col segretario Zingaretti, adocchiò Mancini e lo propose come suo collega, cioè tesoriere, del famigerato Pd di Roma con oltre 2,8 milioni di euro di debiti. Però Mancini è bravo a far di conto. Sa trasformare il sale in oro.

UN PONTE PER TUNISI


Con Maurizio Giacinto Laruccia, un ex politico dem di Monteverde, qualche anno fa Mancini ha fondato la Mediterranean Salt Company, una società che per statuto si occupa di estrazione e vendita di sale. Il 10 per cento delle quote e la presidenza a Mancini, la maggioranza relativa a Laruccia. L’impresa ha arrancato per anni, finché Mancini e Laruccia non hanno attraversato il mare per allestire una salina in Tunisia nell’entroterra di Sfax. Il presidente Mancini ha licenziato un bilancio con ricavi di 5 mila euro nel 2018 e poi di 226 mila euro nel 2019 con un aumento del 4.200 per cento. Non ancora oberato dalla rappresentanza politica di Gualtieri, nel 2019 il deputato Mancini si è dedicato molto alla causa tunisina.

Spesso Mancini si è recato in Tunisia, per esempio ha celebrato la Repubblica il 13 giugno all’ambasciata italiana a Tunisi e il 25 settembre a Tabarka ha presenziato all’assegnazione dei premi “Italian Business Oscar” con la Camera di commercio nei giorni in cui il socio Laruccia su Facebook pubblicava estasiato le fotografie delle bianche e soffici montagne di sale nella provincia di Sfax. La Tunisia gli è cara non soltanto per la Mediterranean Salt Company, ma anche per la Face Consulting, la società di consulenza che ha aperto nel maggio 2016 e che ha lavorato per il progetto della salina africana.


Consapevole della sua esperienza di amministratore, Mancini si fregia della carica di vicepresidente vicario della Lega delle autonomie che in autunno organizza il “Festival delle città” a cui accorrono ministri, sindaci, deputati e senatori di ogni colore. Nelle ultime due edizioni, il “Festival delle città” si è dato un tono internazionale con incontri tematici e Mancini a fare gli onori di casa: Stati Uniti, Cina, Libia? No, Tunisia. Lo scorso settembre Mancini ha introdotto il dibattito dal titolo: “Società in Tunisia: una buona pratica di cooperazione internazionale”. Quando si dice testimonianze sul campo.

Scovato il sale, Mediterranean Salt Company era pronta a cercare committenti pubblici e privati per fornire a buon prezzo il sale per il disgelo stradale, ma all’improvviso, a inizio novembre, Mancini ha ceduto le sue azioni a Laruccia, ha rinunciato alla presidenza e poi ha messo in liquidazione la Face Consulting. Non è accaduto per timore del conflitto di interessi o per respingere illazioni sulla sua passione per il Paese nordafricano, ma perché – ha ammesso Mancini – dalla Regione Lazio l’hanno avvisato quando l’ufficio stampa ha ricevuto una mail dell’Espresso su Mediterranean Salt Company. Mancini ha riflettuto: «Grazie a voi ho capito che sarei diventato un intralcio per i miei amici».

UNO SCHERMO PER ROB


I romani hanno eletto Gualtieri deputato il 1° marzo 2020. Nessuno se ne ricorda perché fu il primo voto durante la pandemia e perché le suppletive per la Camera erano scontate. Senza avversari di rilievo, Gualtieri ha corso per la poltrona lasciata vacante dall’ex premier Paolo Gentiloni, vicepresidente della Commissione europea. Siccome si trattava della campagna elettorale di un ministro, il tesoriere Mancini ha evitato donazioni dirette a Gualtieri, cosicché il Pd di Roma ha versato 45 mila euro a Fabio Bellini, il mandatario elettorale di Gualtieri. Per eventi e manifesti ci hanno pensato Bellini e Mancini, che fanno coppia in politica dal 1989. Mancini non ha usato la stessa accortezza per il comitato elettorale di Gualtieri: era al 75 di via dei Cerchi, di fronte al Circo Massimo, al civico della Face Consulting in uno spazio per affitti multipli.

Consigliere regionale col governatore Zingaretti e già con Piero Badaloni nella preistoria del centrosinistra, Bellini è ovunque al fianco di Mancini: è membro della commissione di garanzia del Pd Lazio, vicepresidente della Lega delle autonomie nel Lazio e socio di Laruccia con l’1 per cento nella Mediterranean Salt Company e con il 30 in una società di consulenza che riunisce altri esponenti laziali del Pd. Come da manuale, Bellini ha avviato la carriera politica a Monteverde e l’ha coronata con la lunga presidenza del Municipio XVI, poi lasciata a Cristina Maltese nel 2013. Dopo decenni di incontrastato dominio del centrosinistra, i Cinque Stelle hanno espugnato Monteverde e il Municipio XVI e dunque Maltese è finita all’opposizione. Salita a bordo di un missile sociale, altro che ascensore, Gualtieri l’ha chiamata nella segreteria del ministero guidata da Ignazio Vacca e completata da Fabrizio Zanoni, già assistente di Goffredo Bettini al Parlamento europeo.

IL POSTINO DEL MEF


Da ragazzo Ignazio Vacca si avvicinò alla politica al liceo della borghesia progressista romana “Terenzio Mamiani” e conobbe il più ruspante Claudio Mancini che concionava dal liceo “Luciano Manara” di Monteverde, mentre incrociò Roberto Gualtieri alla Sapienza inseguendo il mito dello storico comunista Paolo Spriano. Per un decennio dipendente dei Ds, Vacca riparò in Poste alla nascita del Pd, assunto dall’amministratore delegato Massimo Sarmi.

Per un’altra dozzina di anni ha navigato senza farsi notare impegnandosi nelle relazioni industriali. Quando Vacca è atterrato al ministero da capo della segreteria di Gualtieri, Mancini ne ha fatto subito una questione di carta intestata e, per il bene di Ignazio, ha interrogato Luigi Carbone, il capo di gabinetto: «Perché sui fogli di Ignazio c’è scritto “capo della segreteria’” e non “capo della segreteria politica”?». Carbone gli ha spiegato che al Mef la segreteria politica si chiama segreteria e basta, poi Mancini si è rasserenato e Vacca ha cominciato a fare politica, a vagare tra le aziende di Stato presentandosi come l’uomo delle nomine del ministro Gualtieri e l’ha fatto con linguaggio schietto e per niente gramsciano.

Claudio Mancini alla Camera, Ignazio Vacca al ministero o anche viceversa. Mancini ha una conoscenza talmente profonda del ministero che, utilizzando la tecnica mnemonica dei loci, in perfetto stile ciceroniano, riesce a descrivere la disposizione delle scrivanie. Con un’abilità di tale portata, Ignazio e Claudio si sono presto esercitati su Eur spa, la controllata del Mef al 90 per cento (il 10 è del Comune di Roma) che fu emblema del malaffare di Mafia Capitale e che nel 2015 fu consegnata all’ad milanese Enrico Pazzali per una sorta di bonifica. Già a gennaio si scatenarono le indiscrezioni, non smentite, sulla nomina in Eur spa di Enrico Gasbarra, ex presidente della Provincia di Roma. Pazzali era al secondo anno del secondo mandato, quindi non in uscita, ma comprese il messaggio e se n’è andato con l’approvazione del bilancio. Gasbarra ha rinunciato per ragioni personali e il Mef ha scelto Antonio Rosati, assessore in Provincia con Gasbarra e Zingaretti. Rosati era presidente dell’Agenzia regionale per l’agricoltura, in sigla Arsial, e il trasloco a Eur Spa ha indotto il governatore Zingaretti a reclutare in Arsial il compagno di partito Mario Ciarla, già coordinatore del comitato elettorale di Gualtieri.

Il Pd ha un pensiero carino per tutti. Non candidato dopo il quinquennio in Europa, Gasbarra è stato arruolato come presidente dell’ente regionale Isma da Zingaretti e come consulente al Mef da Gualtieri con un contratto di 75 mila euro annui. E finalmente Vacca, come previsto, è riuscito a premiare l’ex mentore Sarmi con la presidenza di FiberCop, la società della rete di Tim. «Via Dandolo – che collega Trastevere a Monteverde – è una via storica. Perché qui Garibaldi ci ha fatto la resistenza», sospira Nanni Moretti in “Caro Diario” citando il proprietario di un attico che voleva 10 milioni a metro quadro. Figurarsi ora che Gualtieri ci ha fatto il ministero.