Che storia! Qualche domanda sul presunto hackeraggio del profilo Fb di Conte

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Sul profilo Facebook del premier Conte compare una “story” anti Renzi che rimanda a un network già protagonista delle richieste pentastellate di impeachment a Mattarella. Palazzo Chigi prende le distanze e non esclude un attacco hacker. Anzaldi (Iv) sente puzza di bruciato. Qualcosa non torna…

Le ipotesi sono due, come ha fatto giustamente notare David Carretta, corrispondente da Bruxelles di Radio Radicale, su Twitter: o un hacker ha violato la pagina Facebook di un capo di governo del G7 o lo staff dello stesso sta mentendo. In ogni caso, la situazione — seppur grottesca — è grave e preoccupante. Tanto che c’è pure chi ricorda che il leader in questione è anche capo dei servizi segreti.

LA STORY DI CONTE

Di che parliamo? Della vicenda della story apparsa verso l’ora di pranzo sul profilo del presidente del Consiglio Giuseppe Conte e rimasta lì per almeno 23 minuti. A sinistra lui, il capo del governo, sorridente; a destra una smorfia (con tanto di doppio mento in bella vista) del rivale, il leader di Italia Viva Matteo Renzi. Sotto una scritta: “Se vuoi mandare Renzi a casa e supporti Conte, iscriviti nel gruppo”. E lo swipe-up: scorrendo con il dito verso l’alto si atterrava sul gruppo pubblico Facebook chiamato “Conte premier – Renzi a casa!”.

UN NETWORK PER L’IMPEACHMENT DI MATTARELLA

Si tratta di un gruppo creato oggi e amministrato da Infopolitica, una pagina (che mentre scriviamo è offline) che condivideva post a favore del Movimento 5 stelle e promuoveva l’iscrizione a gruppi a sostengo dei magistrati Piercamillo Davigo e Nicola Gratteri e di giornalisti come Sigfrido Ranucci, Luisella Costamagna e Gaetano Pedullà. Il gruppo è collegato a un sito, informazionevera.it, non più attivo. Come riemerge dagli archivi di Repubblica, era finito sotto la lente d’ingrandimento della Procura di Roma come uno dei punti di riferimento della “tweet-storm” a sostegno delle richieste del Movimento 5 stelle per l’impeachment al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nella primavera del 2018. Erano i tempi in cui i pentastellati erano disposti a messa in stato d’accusa il capo dello Stato dopo la decisione di porre il veto su Paolo Savona come ministro del Tesoro del governo gialloverde.

UN ATTACCO HACKER?

Nel pomeriggio lo staff media di Palazzo Chigi si è dissociato dichiarandosi estraneo alla pubblicazione: “Alcuni minuti fa sulla pagina Facebook ufficiale del presidente del Consiglio Giuseppe Conte è apparsa una storia che non è mai stata autorizzata né da Conte né dal sottoscritto e che pertanto è stata immediatamente rimossa”, ha comunicato Dario Adamo, classe 1986, laurea magistrale nel corso Cinema, tv e produzione multimediale, oggi responsabile editoriale web e social media di Palazzo Chigi. Che poi, spiegando che verifiche sono in corso, non ha escluso “l’ipotesi di un tentativo di hackeraggio da parte di qualcuno che in un momento così delicato come questo potrebbe aver agito intenzionalmente per danneggiare l’immagine del presidente”.

LA REAZIONE DI ITALIA VIVA

Da Italia Viva si è levata la voce del deputato Michele Anzaldi, che da mesi ormai critica il metodo di comunicazione e spettacolarizzazione imposto a Palazzo Chigi dal portavoce Rocco Casalino. “Se davvero Palazzo Chigi ritiene che l’episodio della promozione di una pagina contro Renzi attraverso l’account Facebook del presidente Conte sia stata dovuta a un presunto hackeraggio, presenti subito denuncia alla Polizia postale, che così potrà indagare e verificare l’accaduto”, scrive su Facebook il deputato. “Altrimenti saremmo di fronte all’ennesima manovra di depistaggio mediatico di cui la presidenza Conte è stata tante volte protagonista in questi mesi”, aggiunge il deputato Anzaldi. Che poi affonda il colpo e promette di presentare un esposto alla Polizia postale e di depositare un’interrogazione parlamentare a nome di Italia Viva, “in quanto parte lesa”: “Se, infatti, la Polizia postale dovesse magari scoprire che dietro la pagina Facebook “Conte premier – Renzi a casa!”, apparsa sull’account di Conte, ci fosse un collaboratore del gruppo Camera del Movimento 5 stelle, pagato con i fondi parlamentari per fare il moderatore dei gruppi Facebook di appoggio ai 5 stelle, Conte cosa risponderebbe?”.

IL PUNTO INTERROGATIVO

Rimane una domanda a cui Palazzo Chigi dovrebbe rispondere: l’hackeraggio è durato oltre 20 minuti? E così si torna al punto iniziale, alle due ipotesi di partenza. Il rischio è quello di riaccendere le tensioni sulla gestione della cosa pubblica e sul senso e il rispetto delle istituzioni. In particolare, quelle più fragili come l’intelligence. Tensioni infiammatesi nuovamente guardando le violenze di Capitol Hill e osservando il ruolo del presidente statunitense Donald Trump, definito da più parti il “mandate via social” di quelle proteste.