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Centrosinistra, è l’ora della responsabilità

Il centrosinistra si prepara alle elezioni del 25 settembre consapevole del momento delicato che sta affrontando il Paese. Da un lato c’è la spinta di una destra feroce, che dopo aver azzannato alla giugulare il governo Draghi, scende in campo con tutte le sue contraddizioni interne; dall’altro si continua a lavorare a una coalizione ampia, che tiene insieme le forze politiche democratiche, liberali, riformiste, socialiste e ambientaliste capace di rimettere in carreggiata la locomotiva di un governo che lentamente stava portando l’Italia fuori dal tunnel della pandemia e preparandosi ad affrontare quelle “nuvole all’orizzonte” che lo stesso Mario Draghi, benché ottimista sulla crescita del Paese (“più di Francia e Germania”) ha prospettato agli italiani nel corso della conferenza stampa di presentazione del dl Aiuti. Così, dopo aver incassato il sì di Calenda, che pure ha spiazzato molti – almeno chi aveva altre intenzioni e coltivava ambizioni terzopoliste – Letta continua il lavoro per ricucire rapporti tra forze che hanno identiche prospettive. Facendolo in un clima da stadio, che non solo non facilità il compito, ma accorcia gravemente i tempi per poter finalmente parlare di programmi.
E non si tratta di una sommatoria tout court di piccole percentuali sotto l’ombrellone del Partito democratico, ma di una coalizione che si muove nel solco dei valori del socialismo europeo, politiche che negli ultimi anni stanno guidando – con ottimi risultati – le democrazie europee. Enrico Letta, in un passaggio del suo intervento al nostro congresso nazionale, lo spiegò molto bene: “far cessare ogni tipo di isolamento e autosufficienza del Partito democratico”. Che tradotto in soldoni significa che non è più il tempo di autoreferenzialità. Che i partiti devono ritornano a essere centrali, che la strada della politica deve superare, a sinistra, il populismo e la demagogia, che il Paese ha finalmente l’occasione di far switchare l’Europa verso politiche più giuste, allontanando lo spettro di quell’onda “nera” che vorrebbe riportare indietro le lancette del tempo. E di questo, non se ne sono accorti solo Pd, Psi, Articolo 1 e Demos, che per primi hanno avviato questo percorso, ma anche quel cerchio magico di Berlusconi (Carfagna, Gelmini, Brunetta) che pur sapendo di poter mantenere inalterate le loro posizioni all’interno di un nuovo governo di destra, hanno preferito la strada della responsabilità convinti che quello che si preparava nel loro campo naturale, non era quello che accadde nel ‘94, ma ben altra cosa.
Ma il tempo stringe e le divisioni debbono essere messe da parte. E mentre tutti i media si concentrano sul tecnicismo della divisione dei collegi: più che una notizia un inciucio che francamente non appassiona gli italiani, si inizia finalmente a parlare di contenuti.
Per il segretario Maraio tre sono le questioni centrali: riattivare l’ascensore sociale, “non è più tollerabile – ha spiegato in una recente intervista – che i figli abbiano meno opportunità lavorative dei padri”; e ancora scuola, con il “no alla regionalizzazione e sì al programma di assunzione dei precari” e infine: sburocratizzazione della Pubblica amministrazione. Su questo punto il segretario è chiaro: “Ad oggi ci sono oltre cento miliardi di crediti vantati dalle piccole e medie imprese che la pubblica amministrazione e l’agenzia delle entrate non pagano a a causa delle estenuanti procedure. E’ necessario invertire questa rotta per riattivare economia e occupazione”.

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