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Cento anni fa la tuta di Thayaht

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7 luglio 2020 – 17:00

L’artista fiorentino la creò dopo una passeggiata in Orsanmichele. E fu rivoluzione

di Loredana Ficicchia

Sul primo Dopoguerra che vestiva le tristi tonalità del grigio, arrivò come una scossa elettrica l’invenzione dell’artista futurista Thayaht, al secolo Ernesto Michahelles. Una pennellata di colore per un capo di abbigliamento che in un solo pezzo condensava camicia, giacca e pantaloni, facile da indossare, da realizzare e alla portata di tutti senza distinzione di genere o ceto. Cento anni fa (1920) nasceva a Firenze la «TuTa», un capo rivoluzionario, il cui appellativo entrò per la prima volta nel vocabolario, declinato poi da tutto il mondo come abito da lavoro, ma destinato anche a svecchiare gli armadi di dandy e signore che negli anni Venti lo portarono a spasso abbinato ai tradizionali sandali a righe di Forte dei Marmi.

«Un abito tutto d’un pezzo a forma di T»

In un’intervista rilasciata al giornalista scrittore Raffaello Bertoli, Thayaht dice: «Un giorno, passando in via Orsanmichele, vidi in una vetrina tessuti di cotone e di canapa a colori vivaci e a poco prezzo. Presi alcuni campioni e mi misi al lavoro. La confezione doveva essere di minima spesa e tale da potersi fare in casa, perché il nuovo tipo di abito fosse alla portata delle masse come io lo avevo sognato. Ebbi la collaborazione di mio fratello Ruggero (RAM), un pittore. Poi mobilitai alcune amiche, abili con la macchina da cucire e mi feci confezionare la prima TuTa bianca da me stesso tagliata che può considerarsi il prototipo di quelle perfezionate venute in seguito. Allora fu stampato il disegno del modello geometrico, con le spiegazioni di taglio, di questo abito tutto d’un pezzo, a forma di T».

Le tute (uomo e donna) dei due fratelli

A ricordare l’anniversario di questo capo rivoluzionario, cui anni dopo rimisero le mani stilisti come Emilio Pucci, è il figlio di RAM, Riccardo Michahelles, curatore dell’archivio dei due artisti futuristi. Spiega: «Mentre Thayaht è stato l’ideatore del modello della tuta maschile e con RAM del modello della tuta femminile, quest’ultimo è il fautore principale della campagna pubblicitaria di comunicazione sulla TuTa».

Una sfida alle case di moda francesi

Thayaht nasce a Firenze nel 1893 e qui trascorre l’infanzia e l’adolescenza nella villa di via Benedetto da Foiano già residenza e studio del suo bisnonno, lo scultore neoclassico americano Hiram Powers. Chiarissima l’influenza di Giacomo Balla nell’invenzione della tuta, per design geometrico e appeal minimalista. Un capo a cui Thayaht affiderà un messaggio politico potente, ossia il concetto della popolarità di una mise il cui costo oscillava tra le 30 e le 45 lire. Una vera sfida all’oligopolio delle case di moda francesi che in quel periodo alzavano la testa su tutto il mondo. Tra cui la Maison Vionnet con cui in realtà Thayaht intrecciò una collaborazione (1919-1925) e che fu la prima lanciare il suo modello di tuta lanciandolo sul mercato.

(nella foto: Thayaht in TuTa 1920;Courtesy Archivio THAYAHT & RAM, Firenze)

7 luglio 2020 | 17:00

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