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Caro bollette, la rabbia dei commercianti: “Consumiamo di meno e paghiamo di più, costretti a chiudere” – Il Riformista

“L’anno scorso a luglio per l’energia elettrica ho avuto un consumo effettivo di 2670 e ho pagato 1.268 euro. Quest’anno, nello stesso mese, a fronte di un consumo di 2513, quindi di meno, devo pagare 3.346,72 euro. Il triplo. Anche se consumiamo di meno, paghiamo di più”. È questa la testimonianza di Maurizio Capodanno, titolare dello storico bar Mexico nel cuore del Vomero, quartiere collinare di Napoli. Stamattina gli è arrivata l’ultima bolletta ed è rimasto esterrefatto: “Significa che davvero non sappiamo dove attingere le risorse per pagare le utenze”. E quello che è successo allo storico bar è comune a tutti i commercianti: ristoranti, panetterie, fiorai, parrucchieri, esercizi di ogni tipo. Il Riformista ha raccolto le loro testimonianze: ne è venuto fuori un quadro della situazione drammatico. E che richiede immediate risposte. “Da un mese all’altro non sai se hai guadagnato o hai perso. È come una roulette russa”, dice Enzo Perrotta, presidente del Centro Commerciale Vomero-Arenella.

“Buongiorno, da oggi troverete hoop un pochino più caro, ma solo un po’. L’aumento incontrollato dei costi delle materie prime e dell’energia, ci ha costretto a rivedere i nostri prezzi, per provare ad andare avanti e non per speculazione. La nostra politica però non cambia: abbiamo aumentato il prezzo per non abbassare la qualità. Speriamo basti per poter continuare a fare quello che amiamo, come amiamo farlo, con passione ed onestà”. Con questo post a prima mattina, lo staff di Hoop Bagel&Salad ha aperto le saracinesche del locale al Vomero e Al Centro Direzionale. Un post amaro: “Abbiamo dovuto alzare un pochino i prezzi del nostro menù per salvare la qualità a cui abbiamo abituato i nostri clienti”, dicono Antonello e Valentina, tra i titolari del ristorante. Una scelta fatta a malincuore: “Non è giusto che il caro prezzi ricada sul cliente ma siamo stati costretti a fare questa scelta. L’unica alternativa è quella di chiudere”.

Antonello e Valentina raccontano i sacrifici fatti per riuscire a non lasciare a casa nessuno dei loro collaboratori. “Ci siamo tutti autotassati, ognuno ha dovuto rinunciare a parte del suo stipendio. Se continuiamo così non so se riusciremo a continuare così”, raccontano. Prima il covid, poi le restrizioni e i contingentamenti, bar e ristoranti negli ultimi anni ne hanno viste tante. Quando tutto sembrava che andasse per il meglio è arrivata la batosta del caro bollette. Ma non solo. “Sono aumentati tutti i prezzi e c’è carenza di materie prime – racconta uno dei titolari del Riot, frequentato bar di via Kerbaker – Abbiamo difficoltà proprio a reperirle. Non troviamo acqua, alcol, bicchieri e il materiale di consumo quotidiano. I nostri fornitori hanno abbassato la capacità produttiva e hanno dovuto razionare gli ordini”.

Un problema grosso c’è su tutti quei prodotti che sono di carta. Tanti commercianti denunciano che se li trovano costano almeno il doppio. “Guanti, mascherine, asciugamani e cosmetici sono difficili da trovare e costano il doppio”, racconta un parrucchiere. Quindi un rincaro che non riguarda solo le bollette di luce e gas ma anche le materie prime con cui offrire servizi ai clienti. Stessa faccenda per i fiorai. Raffaele Severino porta avanti il negozio di fiori di famiglia, una tradizione che va avanti da generazioni. “Il nostro negozio è aperto da 95 anni e mai è stato così difficile, mai una crisi più nera. Abbiamo affrontato il covid, il passaggio dalla lira all’euro, ma mai è stata così dura come adesso”, racconta. Per il settore non si tratta di pagare solo bollette altissime “e non possiamo nemmeno spegnere l’aria condizionata o la cella frigo perché altrimenti i fiori che compro la mattina al mercato li devo solo buttare”, ma anche il costo dei fiori è aumentato esponenzialmente. “Le serre devono essere riscaldate, con l’arrivo dell’inverno sarà sempre peggio. Già è aumentato il costo del trasporto per la benzina. Posso far pagare un fiore che costa 1 euro 5 euro? Mi diranno che sono un ladro. Oltre al fatto che nessuno vorrà più comprare fiori. Se aumento i costi è come darmi la zappa sui piedi”. Gli fa eco sua moglie Elena che tira fuori le bollette: “Stiamo rateizzando le bollette già da diversi mesi perché i costi sono insormontabili. Spero che ci faranno rateizzare anche la prossima perché a volte ti dicono che non è possibile se sono già in corso rate. Speriamo bene”.

Abbiamo lasciato il costo del pane a 2,60 al chilo, ma in zona altri forni, hanno già alzato i prezzi a 4 euro. Noi siamo un piccolo forno a conduzione familiare, non abbiamo le spalle coperte come i grandi supermercati. Come faremo a sopravvivere? Aumentare i prezzi o chiudere, alternativa non ce n’è. Ma noi vendiamo pane, che è un bene primario”, spiega Susi, la titolare de La Fragranza. Sono stati aperti tutto agosto per cercare di guadagnare abbastanza per pagare tutto.

Per la surgeloteca in via Solimene, altra storica attività del quartiere, le cose non vanno meglio. “Prima la bolletta era di mille euro al mese ora supera i tremila al mese. E non possiamo spegnere i nostri freezer per nessun motivo. La sera ne stiamo spegnendo qualcuno spostando la merce negli altri ma nonostante questo paghiamo di più. I fornitori già mi hanno detto che da lunedì aumentano i costi”. “Ho deciso di spegnere l’aria condizionata nel bar – continua Capodanno – ma con le macchine per il caffe e il caldo che c’è è una sauna. Noi lavoriamo peggio e il servizio perde qualità. Nonostante tutto la bolletta è aumentata”.

“La situazione sta mettendo in grande disagio anche i nostri dipendenti – dice Enzo Perrotta – Stamattina nella zona due bar a Piazza Vanvitelli sono rimasti chiusi. Un altro più piccolo, quando ha aperto, si è trovato senza energia. Appena si ritarda con il pagamento delle utenze, immediatamente ti riducono il carico energetico. È come non averlo in pratica perché perdi delle funzioni”. E oltre alle difficoltà attuali c’è anche il problema che “il lavoro è diminuito del 40% dal covid”, continua Valentina di Hoop. Stessa cosa denuncia anche il parrucchiere: “È un problema che c’è in tutti i settori: probabilmente nemmeno io se sono abituato ad andare al ristorate due volte a settimana ci potrò più andare con la stessa frequenza”.

Come saranno i prossimi mesi? “Ancora più difficili, siamo solo all’inizio”, die il parrucchiere. “La risoluzione al problema non sarà immediata – continua Capodanno – Sarò costretto a diminuire gli orari di lavoro. Rimanere aperti oltre le 18 per quello che costa l’energia elettrica a fronte di incassi miseri non è possibile. Ed è brutto chiudere prima perché in quelle ore non val la pena restare aperti”. Altri la vedono più nera ma sperano che almeno si possa capire l’entità e la durata di questi drammatici aumenti per capire il da farsi. “Per il momento siamo in balia delle onde”. In tanti sperano in qualche intervento del governo. “Che siano per tutti, grandi e piccoli, e per chi vive di stipendi. Devono muoversi a fare qualcosa – continua Severino il fioraio – Sarebbe utile anche che invece di chiederci di chiudere prima, non togliessero l’ora legale”.

A chiedere a gran voce risposte al governo è anche Enzo Perrotta da rappresentante del Centro Commerciale del Vomero. “Loro decidono ma noi moriamo e insieme a noi sta morendo l’economia nazionale – dice – Se noi non paghiamo le tasse è perché dobbiamo riempire le buste paga. Chiediamo la riduzione totale dei costi accessori sulle bollette. Chiediamo la cassa integrazione immediata per salvaguardare le maestranze che stanno con noi e che in questo momento non riusciamo a pagare. Una buona volta qualcuno mi deve spiegare perché insistiamo a non avere energia alternativa”.

Perrotta ha anche altre preoccupazioni sulla situazione attuale: “In territori anche del Nord ma soprattutto al Sud, si sta aprendo un’autostrada per il riciclaggio. Le aziende che chiudono perché nell’immediato hanno difficoltà o vanno in mano all’usura per cercare di aspettare ancora qualche mese perché magari la situazione cambia. Ma non torniamo come prima. Ora la domanda che ci facciamo è: il Governo sa che ci sono tanti di quei soldi liquidi che girano dalle piazze di spaccio e aspettano di canalizzarsi in un’autostrada legale? Noi siamo un’autostrada legale. Se noi siamo in difficoltà e qualcuno arriva con quattro soldi tu te ne vai perché ormai non ce la fai più”.

Napoli è diventata una città a vocazione turistica anche per i costi bassi. Rispetto ad altri costi qui il turista riesce a farsi un fine settimana con pochi soldi. Adesso rischiamo di andare pure fuori mercato con l’opzione turistica perché ovviamente i costi delle utenze si ripercuoteranno sulle tariffe. Stiamo capendo che stiamo distruggendo un’economia che ci ha messo 60 anni per essere ricostruita e riorganizzata? Questa è un’economia che viene dal dopoguerra. E la sua evoluzione naturale è quella di oggi. Però nessuno aveva previsto che le guerre non si fanno più con le bombe ma con i rubinetti del gas”.

Giornalista professionista e videomaker, ha iniziato nel 2006 a scrivere su varie testate nazionali e locali occupandosi di cronaca, cultura e tecnologia. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Tra le varie testate con cui ha collaborato il Roma, l’agenzia di stampa AdnKronos, Repubblica.it, l’agenzia di stampa OmniNapoli, Canale 21 e Il Mattino di Napoli. Orgogliosamente napoletana, si occupa per lo più video e videoreportage. E’ autrice del documentario “Lo Sfizzicariello – storie di riscatto dal disagio mentale”, menzione speciale al Napoli Film Festival.

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