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Carlo Calenda è pronto a fare il premier: “Se Draghi non è disponibile, ci sono io”

Carlo Calenda pronto a correre per diventare Presidente del Consiglio. Il leader di Azione, ex ministro dello Sviluppo Economico dei governi Renzi e Gentiloni, lo ha dichiarato in un’intervista dopo aver lanciato con Più Europa il cosiddetto Patto Repubblicano: quattrodici punti presentati ieri nella sede romana dell’Associazione Stampa Estera con gli esponenti di spicco dell’alleanza Emma Bonino e Benedetto Della Vedova. Una coalizione aperta anche ai big usciti da Forza Italia e che si propone in continuità con l’azione del premier dimissionario Mario Draghi.

Perché è da lui che si parte, dal Presidente del Consiglio del governo di unità nazionale. L’ex governatore della Banca Centrale Europea che fino a ieri era l’unica persona che “bisogna tenere a fare il presidente del Consiglio”. Il punto è che però Draghi della politica non ne vorrebbe più sapere, avrebbe in mente altro per il suo futuro, e non avrebbe acconsentito a liste e simboli con il suo nome secondo un retroscena de Il Corriere della Sera. E quindi c’è da prendere in considerazione un piano B, che Calenda ha servito subito.

“Noi pensiamo al governo Draghi bis con una forte componente riformista e ci candidiamo a far questo, ma un Paese non si può fermare solo ad una persona per cui se domani Draghi dicesse che non è disponibile allora mi candiderei io. Spiegheremo come intendo governare questo paese”, ha detto questa mattina il leader di Azione in un’intervista a SkyTg24. Secondo il sondaggio Dire/Tecnè si attestano al 4,8% Azione/+Europa, al 6% (crescita di oltre l’1% in una settimana) secondo la rilevazione Swg, al 4,9% per Quorum Youtrend.

 

Secondo quest’ultima indagine, qualora il Pd dovesse allearsi con Si/Europa Verde, Azione e +Europa, Ipf, Iv e Articolo 1 la coalizione raggiungerebbe il 36,3. Fermo al 9,1% un Grande Centro, o Centro Riformista, o Rassemblement all’italiana con Azione e +Europa, Ipf di Di Maio e Italia Viva o al 11,5% a seconda degli scenari e delle altre coalizioni a guida Pd. Fermo restando che Calenda stesso ha chiarito: “Il centro non sono io e non è neanche Emma Bonino. Non ci siamo mai definiti di centro o centristi. Siamo liberali riformisti”. È andato intanto bene, secondo l’ex premier e leader di Italia Viva Matteo Renzi, l’incontro con Calenda: “Un incontro tra amici. Ma naturalmente l’amicizia non è sufficiente, bisogna vedere se condividiamo le idee”. Amici tra i quali da anni non corre buonissimo sangue – sempre a punzecchiarsi.

Nessuna possibilità di alleanza tra Azione/+Europa con Luigi Di Maio, ministro degli Esteri ex Movimento 5 Stelle, ha chiarito Calenda. Disponibilità a discutere invece con il segretario dem Enrico Letta. “Il nostro campo non è aperto a chi ha fatto cadere Draghi, con certezza matematica – ha detto l’ex ministro ieri alla presentazione del Patto – Forza Italia è entrato a pieno titolo nell’area populista, sovranista, anti-europea e anti atlantica. Non è un caso che Draghi sia stato fatto cadere da tutti partiti in qualche modo filo-putiniani”. Decisa anche la posizione di Bonino: “Da 24 ore è iniziata la prima interlocuzione col Pd che in questi anni ha preferito altri interlocutori, il M5s e l’estrema sinistra, ad esempio. Starà anche al Pd aprire un’interlocuzione con noi, che auspichiamo. Non è che mi posso presentare nella sede del Pd con un bazooka, non si può fare”.

Porte aperte invece agli ex forzisti. Ieri si è fatta avanti la ministra per gli Affari Regionali Mariastella Gelmini che ha proposto un incontro a Carlo Calenda: “Ho letto il manifesto di Azione. Europeismo e atlantismo, infrastrutture, Pnrr, industria 4.0, revisione del reddito di cittadinanza. L’agenda Draghi è quello che serve all’Italia. Io ci sono“. Il leader di Azione non se lo è fatto ripetere due volte: “Con grande piacere”. Porte spalancate anche per la ministra per il Sud Mara Carfagna, che sarebbe ormai nella fase finale del lungo e sofferto quanto inevitabile addio a Forza Italia.

 

I quattordici punti del Patto Repubblicano partono dalla politica estera, sulla base dell’europeismo e dell’atlantismo, da declinare con il sostegno alla difesa comune europea, alla Nato e con il superamento dell’unanimità al Consiglio Europeo. Da ridurre poi il debito e niente sussidi a pioggia; da rivedere il reddito di cittadinanza e il bonus 110%, da sostituire con azioni di efficientamento energetico mirato. Altri punti: spesa pubblica in sanità e istruzione, infrastrutture, energia e ambiente, un piano per la rete idrica, il fisco, lotta ai salari bassi e legge sul salario minimo. Capitolo diritti civili: parità di genere e superamento delle discriminazioni legate all’orientamento sessuale.

Sull’immigrazione si prevedono “quote di ingresso, l’istituzione di un’agenzia per l’integrazione di immigrati e rifugiati, canali regolari di ingresso”, il sì allo Ius Scholae e il superamento del Regolamento di Dublino. Il Patto punta anche alle liberalizzazioni per quanto riguarda la politica industriale e la concorrenza, al sostegno alla Riforma Cartabia sul tema Giustizia, nuovi piani di assunzione di medici e infermieri, rilancio del mezzogiorno tramite il Pnrr, revisione del bicameralismo perfetto e delle competenze Stato-Regioni a livello istituzionale.

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