Cronaca

Calcio femminile: Wendie, la capitana della nona finale di Champions in 11 anni

calcio-femminile:-wendie,-la-capitana-della-nona-finale-di-champions-in-11-anni

Il sole che fa scottare la sabbia anche a gennaio, l’azzurro del cielo che si fonde con il blu dell’Oceano. I piedi nudi contro il pallone, quando c’è, altrimenti la partita si fa prendendo a calci una bottiglia di plastica. Si gioca dopo la scuola, a Martinica, o dopo la messa. Su questo puntino dei Caraibi ci giocano i maschi soprattutto, come sempre, ma ci gioca anche lei, Wendie Renard. Oggi capitana e simbolo dell’Olympique Lione, la squadra di calcio più titolata di Francia e d’Europa, che domenica scenderà in campo contro le tedesche del Wolfsburg, a San Sebastián, in una partita che rischia di entrare nella storia del calcio e della squadra. Nona finale di Champions League negli ultimi 11 anni, la quinta consecutiva (i maschi di Juventus, Milan e Real Madrid, per dire, sono fermi a quota 3).

Sogni ad alta voce

E pensare che quando tutto inizia, a Martinica, la maestra di Wendie fa di tutto per tentare di dissuaderla. «Che vuoi fare da grande?», le chiede. «La calciatrice professionista». «È un lavoro che non esiste. Pensa a un’altra cosa». La bambina alza le spalle. Se ne frega. Raggiunge i compagnetti che giocano ogni giorno sulla spiaggia di Le Prêcheur, in braghette corte e canottierina. Rimasta orfana di padre, è con la madre che ogni volta che è possibile guarda i match delle Bleus in tv. «Un giorno giocherò anche io in Francia», dice ad alta voce la piccola Wendie la sera, mentre si pulisce i piedi sporchi di sabbia prima di rientrare in casa. Anche se Parigi da qui dista 8 mila chilometri e lei è alta poco più di un metro, ripete quel sogno ad alta voce ogni volta che può, come a volerlo fare diventare realtà. La madre è dalla sua parte, la sorella la sostiene e pure la zia, che a Martinica faceva (e fa ancora) l’arbitra nelle partite dei dilettanti. Una famiglia di donne innamorate del calcio, le Renard. Il resto conta poco.

La nuova casa a Lione

Quando atterra in Francia ed entra a far parte dell’Olympique Lione, Wendie ha 16 anni e parla francese con un accento buffo. Le compagne la prendono in giro, ma dura un attimo. Gioca in difesa, ormai è alta 1,87, una roccia su cui fare affidamento. E in una squadra è tutto quello che conta. Lione diventa la sua nuova casa, le Fenottes la sua famiglia. E poco importa che il primo stipendio arriverà solo dopo tre anni o che all’inizio sugli spalti ci siano poche decine di tifosi, e a volte nemmeno quelli. Giocare le piace troppo anche solo per pensare di smettere. Tempo un anno, arriva il primo titolo. E poi un altro e un altro ancora. Sul palmares di Wendie oggi c’è scritto quattordici. E poi: 9 Coppe di Francia, 1Trophée des Championnes e, appunto, 6 Champions League. Domenica potrebbero diventare sette.

Una partita diversa

Vince tutto e quando si vince arrivano anche i tifosi ed arrivano a migliaia. Alla finale di Champions dell’anno scorso, per capirci, erano oltre 20 mila le persone ammassate a Budapest per Lione-Barcellona. Domenica causa Covid, sarà diverso. Le tribune vuote, lo stadio silenzioso. Come quindici anni fa, come all’inizio, come a Martinica. Questa volta però la partita in Francia sarà trasmessa in diretta tv, e addirittura in chiaro (ore 19.50 su W9, in Italia ancora non si sa). E come chiunque, anche Wendie sa che maggiore visibilità significa maggiore interesse (anche da parte degli sponsor) e un sacco di ragazzine a fare il tifo e a dire davanti alla tv: «Ecco qui, è questo il lavoro che voglio fare da grande». Senza nessuno, questa volta, a potere dire loro che no, non è possibile.

27 agosto 2020 (modifica il 27 agosto 2020 | 22:34)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *