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Fra quarantene in Islanda, la resurrezione provvidenziale del «dio» Ibra e la bolla dell’Inter in preparazione del derby ci sarebbe materiale per realizzare una serie su Netflix. Nelle ultime 24 ore abbiamo visto e sentito di tutto: con la smania della Uefa di calendarizzare partite anche per competizioni minori, in un frullatore di spostamenti e voli per il continente, il Milan ha ricevuto una brutta e una strepitosa notizia. La prima è la positività di Gabbia — sintomatico — che con Plizzari e un membro dello staff dell’Under 21 è rimasto a Reykjavik, in attesa dell’ok dell’Asl islandese per tornare in Italia (gli azzurrini negativi sono invece rientrati a Tirrenia senza aver giocato la partita).

La seconda riguarda Zlatan Ibrahimovic, che con la modestia che gli è propria ha avvisato i «fedeli» sui social. «Dio sta tornando per voi, a quel paese il Covid». Il linguaggio era più colorito ma il concetto è lo stesso. «Sei guarito, autorità sanitarie avvertite, la quarantena è finita. Puoi uscire». Dopo le visite mediche post virus, Ibra — positivo al tampone del 23 settembre e reduce da due test negativi effettuati giovedì sera e venerdì mattina — potrà tornare ad allenarsi e il Milan vede la luce in fondo al tunnel in previsione del derby di sabato 17.

Se Pioli esulta, Conte piange. Sono saliti a cinque i contagiati fra i nerazzurri: dopo Bastoni, Skriniar, Nainggolan e Gagliardini, gli esami hanno certificato la positività di Radu. Così il club interista corre ai ripari e si organizza per condurre in ritiro alla Pinetina per quattro giorni i cinque superstiti negativi, ovvero Handanovic, Padelli, Ranocchia, Darmian e Young, con lo staff tecnico. La tensione cresce in considerazione dell’arrivo dei 16 nazionali che alla Pinetina si presenteranno fra il 14 e il 15 ottobre. «Facciamoci il segno della croce» dicono sconsolati dal quartier generale nerazzurro. Quando i nazionali torneranno a Milano si sottoporranno a tampone: per tutti i giocatori varrà poi la regola dell’isolamento volontario nel proprio domicilio.

Il virus e l’interpretazione delle norme e del protocollo che lo contrastano complicano i lavori dei club: non è un caso che l’ad della Lega De Siervo abbia organizzato una conference call con Maurizio Casasco e i medici dei club per invitare i sanitari delle squadre, in caso di positività, a interagire con le Asl lavorando in coordinamento con la Lega stessa. Si è ribadita la necessità di modificare il protocollo e Casasco ha dichiarato che la Federazione dei medici sportivi è in grado di integrarlo e correggerlo alla luce delle nuove evidenze scientifiche. Sotto la lente d’ingrandimento l’esigenza di cambiare gli esami, la tempistica dei tamponi e soprattutto una nuova regolamentazione sul rispetto delle norme nei ritiri. C’è chi ha fatto notare che il focolaio nel Genoa sia stato causato anche dallo stato degli spogliatoi, senza finestre, di Pegli dove tra le docce non esiste alcuna separazione.

In questo clima di massima allerta, ci si chiede se il campionato, così come è strutturato, arriverà a conclusione. L’idea playoff è sullo sfondo e il presidente Gravina intende affrontare l’argomento al più presto con Dal Pino. Tema rinviato a quando si sarà esaurito il dibattito sui fondi: l’assemblea si terrà martedì all’hotel Palace, e non più in video-conferenza, su pressione di alcuni presidenti.

9 ottobre 2020 (modifica il 9 ottobre 2020 | 23:18)

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