Burger King vaccina i dipendenti e offre dosi a piccoli ristoratori

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Burger King Restaurants Italia coglie la possibilità di vaccinare i dipendenti e predispone una campagna per somministrare le dosi a 4mila persone che lavorano per il marchio in Italia. Ma non solo: l’azienda ha anche scelto di coinvolgere nel progetto altri 4mila piccoli ristoratori ai quali verranno donate le due dosi gratuitamente. Il dono verrà effettuato a 1000 aziende che non contino più di 4 dipendenti e che dispongano di un fatturato inferiore ai 500mila euro.

La proposta ha avuto il plauso del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e della presidenza della Conferenza delle Regioni che non solo lo hanno approvato, ma hanno voluto dare il loro sostegno all’iniziativa. Le aziende italiane che vorranno sfruttare questa possibilità potranno prenotarsi da oggi per la vaccinazione contro il Covid-19 registrandosi al sito www.torniamoconcorrenti.it

Burger King a Orio Center Burger King vaccina i dipendenti e offre dosi a piccoli ristoratori

Burger King a Orio Center

Fedriga: Collaborazione virtuosa

Proprio Massimiliano Fedriga, presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha detto: «Ho apprezzato particolarmente il progetto vaccinale di Burger King che rappresenta un atto concreto per contribuire a una più rapida ripresa del settore in tutta l’Italia. L’iniziativa di Burger King rappresenta una collaborazione virtuosa tra istituzioni e importanti realtà private, vista anche la capillarità territoriale che si propone di raggiungere. Questa iniziativa permetterà infatti a più di 1000 piccole aziende e 4mila lavoratori della piccola ristorazione, dopo il vaccino, di poter tornare alle loro attività con maggiore sicurezza. Sperando che in molti possano seguire questo percorso, la velocità della campagna vaccinale avrà ancora più successo che tutti gli attori della nostra comunità contribuiranno attivamente al risultato».

Burger King invita altri a fare lo stesso

L’invito di Burger King, come spiega l’amministratore delegato Alessandro Lazzaroni, è di convincere anche altre grandi realtà a fare lo stesso: «Prendendo atto del grave momento che il mondo della ristorazione sta vivendo a causa della pandemia, abbiamo scelto di riservare ai piccoli operatori del settore della ristorazione la stessa attenzione che dedichiamo alle nostre persone. Per questo siamo particolarmente contenti di poter offrire loro l’opportunità di vaccinarsi presso le nostre strutture e con personale medico dedicato, fornendo un’occasione ulteriore che si aggiunge alla modalità ordinaria di vaccinazione senza svantaggiare in alcun modo la programmazione vaccinale riservata a tutti i cittadini. Colgo l’occasione per invitare gli altri grandi player della ristorazione a seguire questo nostro piccolo grande esempio: solo così potremo dare un contributo incisivo e concreto alla ripresa rapida dell’intero settore, e ripartire al più presto».

Il plauso di Stoppani

Un aiuto e uno stimolo per tutto il mondo della ristorazione che sta vivendo un periodo nerissimo e con poche speranze all’orizzonte: «L’ultimo anno – ha commentato Lino Enrico Stoppani, presidente di Fipe Confcommercio – per il settore della ristorazione, come per tanti altri, è stato particolarmente difficile a causa della pandemia che ha colpito l’Italia e il resto del mondo e diventa sempre più pressante la necessità di una ripresa rapida e in sicurezza. La disponibilità di vaccini equa e non discriminatoria tra i diversi paesi è, innanzitutto, un atto di civiltà e costituisce inoltre un prerequisito per ritornare in tempi rapidi alla normalità, garantendo altresì quella leale competizione economica necessaria per la sopravvivenza di tanti settori produttivi in coincidenza con la data di riapertura del turismo. In quest’ottica, il progetto proposto da Burger King rappresenta un passo importante e ci auguriamo che anche altre grandi realtà della ristorazione prevedano iniziative similari».

Alleanza fra grandi catene e piccoli ristoratori

Un segnale bello e positivo che tende ad accorciare le distanze tra le grandi catene e i piccoli ristoratori. La crisi da Covid infatti si è abbattuta soprattutto sulle micro-imprese del mondo della ristorazione con poche coperture alle spalle e con una mancanza di liquidità che è diventata, spesso, la condanna di molti. Le catene invece, per quanto abbiano dovuto fare i conti con fatturati in calo, riescono per struttura e solidità a reggere il colpo ma non possono certo essere loro a portare avanti la tradizione enogastronomica italiana. O forse sì, non sempre in cucina, ma tendendo la mano a chi rischia di non farcela, ma che ai fornelli mette in pratica i gusti della tradizione italiana.

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