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Bonelli e Fratoianni: due volti dell'ambientalismo oppressore




Roma, 17 set – Sinistra Italiana e Verdi, guidati rispettivamente da Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, stanno ricoprendo parte della scena mediatica in campagna elettorale, grazie alle proprie proposte paradossali.

Bonelli e Fratoianni, i sedicenti “ambientalisti contro il capitale”

Siamo convinti che dal punto di vista delle due forze politiche ci sia la certezza di interpretare un ruolo fondamentale, oppositore dei “mali del capitalismo” e strenuo difensore “di natura ed ambiente”, da preservare dinanzi alla violenza di chi vorrebbe utilizzare ogni fonte di energia possibile per mitigare il prezzo della crisi economica ed energetica in corso. Pertanto, appare utile descrivere ed osservare questi due capi di partito, fortunatamente accreditati di percentuali elettorali piuttosto esigue (nelle più rosee aspettative, appena il 4%) che dovrebbero limitarne il potere parlamentare, che se elevato rischierebbe di essere utilizzato per impantanare ulteriormente un paese già in profonda crisi. Angelo Bonelli ha assunto l’incarico di cane da guardia dell’ecologismo liberal sin dal principio della campagna elettorale: pronto a sfidare chiunque sulla necessità di rinunciare a riscaldamenti e parte del nostro tessuto industriale, pur di non sforare dai limiti dell’ambientalismo gretino.

Poco attento alla comunicazione con cui presenta le proprie idee, spesso sopra le righe nei toni, polemico e ingenuo, il capo politico dei Verdi ha raccolto in alcune settimane decine di figuracce: prima è riuscito a farsi umiliare quotidianamente da Carlo Calenda e Matteo Renzi, poi è stato descritto indirettamente da Enrico Letta come un elemosiniere di voti e seggi. Già, perché la dichiarazione del segretario del Pd sui Verdi con cui “è da escludere ogni ipotesi di governo comune” non lascia spazio ad interpretazioni. Perfino al Nazareno sono consci dell’impresentabilità degli alleati eco-catastrofisti, a cui pure sono stati concessi dei seggi che mai avrebbero potuto ottenere con una corsa elettorale solitaria. Nicola Fratoianni, invece, pur essendo criticabile ed urticante per chiunque non si riconosca nel suo pensiero politico, merita una valutazione diversa: allievo di Nicola Vendola e politico navigato, ha dimostrato da sempre una maggiore attenzione e furbizia rispetto al compagno di coalizione Bonelli. Capace di interpretare il ruolo di barricadero puro e rispettabile, pur essendo un mero elemosiniere di scranni anch’egli.

La tristezza della candidatura della Cucchi

Contrario all’entrata di Svezia e Finlandia nella NATO, fermo oppositore di sanzioni alla Russia ed invio di armi all’Ucraina, ha prontamente riposto le “battaglie di popolo e verità” nel cassetto, in cambio della verosimile certezza di essere eletto insieme alla sua pur esigua pattuglia di aspiranti parlamentari. In cima alla lista spunta Ilaria Cucchi, ormai celebre sorella dello sfortunato fratello defunto Stefano. Una simile candidatura rappresenta emblematicamente la volontà politica di Fratoianni e del suo partito: porre dinanzi ai riflettori dei martiri, o presunti tali, da sfruttare per presentarsi agli elettori come affidabili e differenti dall’establishment predisposto. Eppure, basta prestare un po’ di attenzione per scoprire che la sopravvivenza istituzionale di tali personaggi è possibile solo grazie al supporto dell’establishment tanto osteggiato. Del resto, la storia dei comunisti italiani insegna che dove non possono arrivare verità e coraggio giungono sempre strumentalizzazione, vittimismo ed opportunismo.

Tommaso Alessandro De Filippo

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