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Bce tira dritto con il rialzo dei tassi: ma occhio al “credit crunch” – Atlantico Quotidiano

Intervento di Antonio Zennaro, manager del settore finanziario, deputato nella XVIII legislatura (membro delle Commissioni Finanze, Bilancio e Copasir)

Nel suo discorso alla Camera, il nuovo premier Giorgia Meloni non ha nascosto la sua critica alla politica aggressiva della Bce sui tassi: “scelta azzardata”, è il termine usato dalla prima donna presidente del Consiglio durante l’intervento davanti ai deputati.

Anche il presidente francese Emmanuel Macron, nelle scorse settimane, era stato molto critico sulla posizione della Bce, che ha avviato un percorso graduale di rialzo dei tassi d’interesse per contrastare la fiammata inflazionistica che ha colpito l’Europa ma più in generale l’economia globale.

Nuovo rialzo dei tassi

La Banca centrale europea non sembra intenzionata ad “ascoltare” le posizioni politiche dei governi nazionali e giovedì scorso, come atteso, ha deciso un nuovo rialzo di 0,75 punti percentuali, portando il tasso principale al 2 per cento e quello sui depositi all’1,50 per cento.

“Faremo quel che va fatto”, ha assicurato la presidente Christine Lagarde, rispondendo indirettamente alle critiche.

Rischio credit crunch

“Grande è la confusione sotto il cielo”, diceva Mao Tse Tung, ma la situazione non è per nulla interessante per le piccole e medie imprese italiane. Il rischio di restrizioni sul credito, compreso quello “buono”, infatti, è alle porte: il cosiddetto credit crunch che rischia di essere l’ennesimo tassello di un 2023 dalle tinte fosche tra spinte inflazionistiche, incertezza energetica e recessione in arrivo.

Qualcuno potrebbe obiettare che i tassi sono ancora bassi sia in Europa che negli Stati Uniti se li confrontiamo con l’attuale inflazione (tassi al 2 per cento con un’inflazione europea intorno al 9, tassi al 3 per cento con un’inflazione Usa sempre intorno al 9).

Tuttavia, è da capire come questa strategia di raffreddamento sull’economia che vorrebbe portare avanti la Bce possa essere realizzata solo con politiche monetarie, quando in questo momento storico l’aumento dei prezzi deriva soprattutto da costi energetici (dove la Bce poco o nulla può) e da carenze e colli di bottiglia in catene di approvvigionamento e produzioni di alta tecnologia (come semiconduttori e chip).

Puntare sul rapporto con gli Usa

Sono sfide che dovrà affrontare il nuovo governo di concerto con le principali economie dell’area euro, anche se la Germania nelle ultime settimane si è mossa in solitaria come first mover anche nel rapporto con la Cina.

In questo difficile contesto va rinvigorito e consolidato lo storico rapporto tra Italia e Stati Uniti, un rafforzamento della cooperazione tecnologica/industriale/produttiva potrebbe essere la vera carta da giocare per l’Italia in uno scenario geopolitico in continuo mutamento.

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