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Bakayoko, un caso inesistente sollevato da chi vede razzismo ovunque

È domenica 3 luglio, sono le 6 di mattina quando a Milano, più precisamente tra Piazza Gau Aulenti e Corso Como avviene una feroce rissa tra spacciatori senegalesi, con tanto di sparatoria. Partono ovviamente gli allarmi dalla questura, come in ogni situazione simile, l’identikit dei ricercati corrisponde a due ragazzi di colore, uno di loro indossa una maglia verde, sono a bordo di un Suv.

A qualche centinaio di metri, in via Luigi Sturzo, una volante della polizia ferma un Suv con a bordo due ragazzi di colore, uno dei due indossa una maglietta verde. I poliziotti, armi in pugno ma con estrema professionalità, chiedono ai passeggeri di scendere dall’auto per un controllo. Uno dei tre agenti controlla il ragazzo con la maglia verde, gli altri due parlano con l’autista dell’auto.

Il tutto dura pochissimi secondi, quanto basta per chiarire l’equivoco. Gli agenti hanno fermato le persone sbagliate: non si trattava dei due delinquenti ricercati ma di due persone estranee, tra l’altro uno dei due ragazzi è Tiémoué Bakayoko, giocatore del Milan.

Un controllo di polizia serio, determinato, ma nulla di violento e aggressivo, il tutto in un contesto operativo tutt’altro che semplice, vista la pericolosità dei ricercati.

Nel corso della giornata gli agenti della squadra mobile hanno arrestato i due cittadini senegalesi ricercati, rinvenendo presso una delle loro abitazioni dei proiettili caricati a salve come quelli utilizzati durante gli scontri in Corso Como, giusto per ricordare chi erano i veri ricercati.

Polemiche insensate

Pensavamo di poterci risparmiare almeno in questa vicenda gli isterismi di chi vede il razzismo in ogni situazione, ma ci sbagliavamo e anche di grosso.

Un video del controllo è presto diventato virale sui social ed è bastato a sollevare un polverone di polemiche, tra chi grida al razzismo, chi come Amnesty parla di “profilazione etnica” e chi addirittura rievoca la morte di George Floyd avvenuta a Minneapolis a maggio 2020.

Per quale motivo si deve gridare al razzismo anche dove non esiste? Perché si devono intavolare inutili polemiche davanti a immagini che dimostrano tutt’altro? La questura ha addirittura dovuto spiegare e giustificare il comportamento degli agenti, nonostante proprio dal video pubblicato la loro condotta sia apparsa ineccepibile, un’azione determinata ma rapida e priva di violenza.

Una banale sfortunata casualità ha voluto che Bakayoko si trovasse nel posto e nel momento sbagliato, ma ciò non ha avuto conseguenze spiacevoli, tant’è che il giocatore del Milan non ha espresso parola a riguardo, probabilmente perché molto più intelligente di chi pensa di difenderlo.

Se ad essere confusi nel controllo, come probabilmente capita ogni giorno, fossero stati due ragazzi bianchi, qualcuno avrebbe alzato questo polverone? Ovviamente la risposta è no, ma purtroppo ormai ci troviamo a convivere con una ricerca del ‘caso’, spesso forzato, di situazioni di razzismo dove razzismo non c’è, per pura strumentalizzazione politica.

Un ragazzo di colore dovrebbe forse essere esente da controlli di polizia perché altrimenti è razzismo? Un personaggio famoso dovrebbe forse esserne esente? Qual è il messaggio che si intende lanciare? Questo è il risultato, orribile, di una visione del mondo ipocrita, razzista al contrario e vittimistica.

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