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infrastrutture

di Fabio Savelli07 lug 2020

Autostrade, il crollo dei lavori dal 2009 (per le gare senza appalto)

«L’analisi dei bandi di gara realizzata dall’Ance dimostra che una parte importante del mercato dei lavori delle concessionarie autostradali è scomparsa a seguito dell’introduzione, ad inizio 2009, della possibilità, per i concessionari privati, di affidare in via diretta – senza gara d’appalto – fino al 60% dei lavori a società loro controllate o collegate». Sono le parole del vicepresidente per le opere pubbliche di Ance, Edoardo Bianchi, in una recente audizione alla Commissione Lavori pubblici del Senato. Ha spiegato che «a partire dal 2009 il mercato delle concessionarie autostradali è stato caratterizzato da una drastica riduzione dei bandi di gara pubblicati dalle concessionarie private; una riduzione che non risulta giustificabile da un calo degli investimenti, registratosi peraltro solo a metà degli anni 2010».

In particolare, «nel primo biennio di applicazione dell’in-house (2009-2010), l’importo posto in gara dalle concessionarie autostradali private è risultato più che dimezzato (-57%) rispetto al biennio precedente (2007-2008), passando da circa 1,4 miliardi di euro a poco più di 600 milioni». E «negli anni successivi vengono confermate le fortissime riduzioni dei valori posti in gara dalle concessionarie autostradali private, fino al 2018». «Non è più eludibile il fatto che si affronti una volta per tutti quali sono i lavori da mandare in gara».

In Italia il sistema delle concessioni autostradali risulta contraddistinto da «una diffusa assenza del confronto concorrenziale a monte, dal momento che la quasi totalità delle concessioni in essere sono state affidate e/o prorogate senza gara», ha denunciato Bianchi. E «ciò rappresenta un grave vulnus dei principi comunitari e nazionali in materia di concorrenza, in quanto, in assenza di un confronto competitivo, alla proroga delle concessioni si dovrebbe accompagnare, inderogabilmente, l’obbligo di messa in gara del 100% dei lavori da realizzare a valle». I numeri sono contenuti nell’ultimo rapporto della Corte dei Conti sulle concessionarie autostradali, datato dicembre 2019. Anche la Commissione Ue pretenderebbe la messa a gara dei lavori fino all’80%. In Italia questa percentuale è stata portata al 60% soltanto per i gestori autostradali, non senza polemiche. «Peccato — dice Bianchi —che nessuno controlli questa quota e il rischio è che i lavori in house siano molti di più del consentito». Da qualche tempo avrebbe cominciato a farlo l’Anac, l’Authority anticorruzione, ma con poteri e personale molto spuntato.

Bianchi parla di ciclo invertito nel sistema delle concessioni autostradali. «Con i ricavi i gestori hanno fatto gli investimenti negli ultimi anni, invece la dinamica corretta sarebbe invertita. Cioè con gli investimenti dimostrati incorpori il conto in tariffa», denuncia Bianchi, che mette nel mirino anche la mancata vigilanza del ministero delle Infrastrutture negli ultimi dieci anni. Riguardo al maggiore gestore del Paese, Autostrade per l’Italia, il vicepresidente Ance precisa che «Aspi negli ultimi 12 mesi ha pubblicato una mole di lavori di manutenzioni, di accordi quadro sia su sovrastrutture stradali che opere d’arte, che negli ultimi anni non avevamo mai visto e quindi bene se c’è un ritorno al mercato». Parliamo di oltre 1 miliardo di lavori di manutenzione. Dopo il crollo del viadotto Morandi.

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