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Autostrade, Conte: «Faccia una nuova proposta o revoca della concessione»

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«Dobbiamo chiudere il dossier Autostrade perché la situazione sta diventando paradossale e assurda». Potrebbe suonare come un rinvio tattico per silenziare gli echi delle polemiche politiche che lo inseguono da Roma e invece Giuseppe Conte, tra gli specchi e gli stucchi dell’ambasciata italiana, sta rivelando che la revoca della concessione ai Benetton ha le ore contate.

«Mi dispiace, questo dossier si trascina da troppo tempo in maniera sofferta — ammette la pessima figura del governo il presidente del Consiglio, un’ora prima della sentenza della Consulta —. O arriva una proposta di controparte particolarmente vantaggiosa per lo Stato, o il procedimento di revoca è già avviato e si completa». Entro questa settimana? Il silenzio del premier suona come una conferma. E due ore più tardi, in visita al capolavoro di Picasso, Guernica, Conte esprime tutta la sua «soddisfazione» e sembra mettere la parola fine: «Ci conforta che la Corte costituzionale abbia confermato la piena legittimità della soluzione normativa a suo tempo elaborata dal governo».

La sentenza sul ponte Morandi, che a Palazzo Chigi giudicano «ottima», spazza via solo in parte l’arrabbiatura dei 5 stelle. È vero che la ministra De Micheli lo aveva informato della lettera? «La notizia è una non notizia. Fino a quando non viene revocata la concessione, è automatico l’affidamento». Ed è vero che il Pd ha sempre frenato? «Non mi interessa la posizione del singolo partito, parliamo di un concessionario che si è avvantaggiato molto nei confronti dello Stato. Una legge del 2008 ha blindato quella concessione, che contiene opacità economiche e giuridiche». L’affidamento temporaneo del Ponte di Genova ai Benetton è una soluzione? «Non mi pongo il problema del ponte, la posta in gioco sono 3900 km quadrati di autostrade». Quindi toglierete la concessione ad Aspi, come chiede Di Maio? «La procedura di revoca è aperta su presupposti acclarati, perché gli inadempimenti sono oggettivi, molteplici, comprovati». Tornare indietro da parole tanto definitive sarà difficile.

Conte è alla seconda tappa del suo tour in Europa. Prima di pranzo alla Moncloa vede il premier Pedro Sanchez, in conferenza stampa lo chiama cinque volte con il solo nome di battesimo («l’amico Pedro») per mostrare alla stampa quanto la pandemia abbia rafforzato «la sintonia» tra Italia e Spagna in vista del negoziato sul Recovery Fund, il 17 e 18 luglio. «Saremo uniti anche dalle immagini delle bare — inizia Conte, poi avverte i “falchi” dell’Europa — Senza una risposta comune si rischia di distruggere il mercato unico, non possiamo indietreggiare rispetto alla proposta della Commissione europea».

La potenza di fuoco deve essere di 750 e non di 500 miliardi, come ipotizzato ieri da Angela Merkel. Conte non vuole saperne e avverte: «Attenzione a smontare la proposta equilibrata della Commissione, il negoziato è come il vaso di Pandora». Se si riapre, il processo rischia di bloccarsi? «Assolutamente sì. Il rischio è tale che tutti i leader europei sapranno finalizzare questo negoziato».

9 luglio 2020 (modifica il 9 luglio 2020 | 07:19)

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