Attacco di panico per Infermieri, OSS e Medici: una realtà silenziosa dell’emergenza covid.

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Attacco di panico sempre più presente fra Infermieri, Medici e OSS addetti all’area Covid. Una realtà da non lasciare nel silenzio mediatico.

A poco più di un anno dall’inizio di questa pandemia, di questa emergenza perenne, il personale sanitario in prima linea continua ad accusare il peso della stanchezza fisica ed emotiva.

Quello che sta succedendo oggi è che l’emergenza COVID è diventata il nostro quotidiano e, così come i trecento morti quotidiani non fanno più sensazione e sono diventati numeri, il personale sanitario inizia a sviluppare sintomi dati da uno stress che da acuto è diventato cronico.

In quest’ultimo periodo iniziamo a vedere segnalazioni di infermieri, medici e oss che operano nei reparti più esposti che riportano attacchi di panico dentro le loro “tute spaziali”.

Fiato corto, fame d’aria, tachicardia, sudorazione, giramento di testa… e, se prima potevamo imputare tutti questi sintomi alle mascherine e alle tute, oggi possiamo iniziare a dirci che sono l’espressione dell’ansia e dello stress a cui sono sottoposti ogni giorno.

Turno dopo turno, ora dopo ora, paziente dopo paziente.

Il sentirsi impotenti davanti a polmoniti interstiziali per le quali a volte ogni cura sembra risultare vana, non riuscire ad avere coi i propri pazienti una relazione di cura completa, fatta anche di tocco pelle a pelle che caratterizza la professione infermieristica, e ancora, come fin dall’inizio, la paura di poter portare a casa il covid magari anche nonostante il vaccino, espone gli infermieri ad uno stress che ormai è quotidiano.

In questo scenario, non sorprende che ogni volta che si veste quella tuta, che ci si copre il viso con quelle mascherine, il cuore acceleri e il respiro si faccia corto.

I segni sul viso che abbiamo visto un anno fa oggi si sono trasformati, e cronicizzati, in segni sull’anima.

Sono ferite aperte, che non hanno il tempo di cicatrizzare. Sono ferite su cui quotidianamente viene gettato sale… sale dei pazienti, sale del personale che è ancora e nonostante tutto sotto organico, sale sulla ferita di essere eroi rinnegati. È sale sulla ferita di aver dato il massimo e di aver non ricevuto in cambio nulla se non, in molti casi, schiaffi.

Inevitabilmente questo porta alle crisi d’ansia e agli attacchi di panico.

Non sempre, non in tutti… ognuno ha le proprie difese, ma a volte, in qualcuno, queste difese crollano e il cuore sembra impazzire.

Si ha la sensazione di morire dentro quella tuta, dietro quella mascherina.

L’attacco di panico arriva quando ci sembra che tutto sia troppo per poter essere affrontato da soli, quando davanti a noi sembra ci sia da scalare l’Everest e di non aver nessun aiuto per farlo.

L’attacco di panico arriva quando ci sentiamo sovrastati da tutto ciò che ci succede intorno, dalle risposte incessanti che il mondo ci richiede, quando abbiamo la sensazione di non potercela fare più da soli.

RiConoscere l’attacco di panico.

La parola panico deriva dal mito greco del “dio Pan”, metà uomo e metà caprone, che compariva all’improvviso sul cammino altrui, suscitando un terrore improvviso.

Le vittime di Pan rimanevano terrorizzate, non riuscendo a spiegare cosa fosse accaduto e non erano in grado di gestire la forte emozione provata, esattamente come accade per gli attacchi di panico che hanno un esordio improvviso e sono accompagnati da un’intensa paura in assenza di un reale pericolo, da sintomi somatici (dovuti all’attivazione del sistema simpatico) e cognitivi (paura di impazzire, di perdere il controllo, paura di morire).

Generalmente raggiungono rapidamente l’apice (di solito 10 minuti o meno) e altrettanto rapidamente regrediscono.

È importante ricordare che ogni persona reagisce in un modo unico è differente da chiunque altro, quindi anche le manifestazioni sintomatiche degli attacchi di panico sono uniche e non necessariamente si presentano in modo “completo”.

I sintomi fisici comprendono:

  • dispnea e iperventilazione, fino alla fame d’aria;
  • aumento della sudorazione oppure brividi, legati cambiamenti della temperatura corporea e della pressione;
  • tachicardia o palpitazioni, spesso associati a dolori al torace;
  • tremori;
  • rossore al viso;
  • capogiri accompagnati da una sensazione di stordimento e con impressione di perdere i sensi;
  • parestesie, rappresentate da formicolio intorpidimento delle mani, dei piedi e del viso;
  • secchezza delle fauci e nausea.
Accanto ai sintomi fisici appena descritti, troviamo sintomi emotivi e cognitivi:
  • paura di perdere il controllo, di impazzire e/o di morire;
  • Sensazione di non appartenenza alla realtà, derealizzazione;
  • Sensazione osservare dall’esterno cosa accade al proprio corpo, depersonalizzazione;
  • Paura di non gestione di qualcosa di terribile; pianto irrefrenabile.

Quando gli attacchi di panico diventano ricorrenti, si può iniziare ad ipotizzare un vero e proprio disturbo da attacchi di panico, come anche stabilito grazie ad alcuni criteri del DSM 5.

Le cause degli attacchi di panico sono differenti: lutti, malattie gravi, cambiamenti importanti nella vita ( ad es. separazione e divorzio), periodi di iper lavoro o di scarso riposo, situazioni relazionali conflittuali cambiamenti di ruolo (ad es. il pensione), problemi economici o traumi fisici o psicologici.

Le cause che possono scatenare un attacco di panico, sono anch’esse uniche ed individuali e a volte possono sembrare anche banali o non rilevanti, anche se ad un’indagine più approfondita risultano essere più importanti di quanto pensiamo.

Nessuno si salva da solo.

“Nessuno si salva da solo” è il titolo di un film… ma non solo… l’equipe, il gruppo, il conforto di chi comprende il nostro dolore, la peer support, è un punto di partenza per sopravvivere in questa perenne emergenza, per sostenerci a vicenda giorno dopo giorno. Ma questo non basta, servono interventi strutturali all’interno delle Aziende Sanitarie, serve un sostegno psicologico continuo e costante per il personale sanitario, serve un sostegno per queste persone (perché prima di essere professionisti, sono persone), un sostegno che li aiuti ad elaborare i lutti, i propri limiti, che li aiuti a gestire stress ed emozioni.

Quando arriva un attacco di panico, chiedere aiuto è il primo, coraggioso, passo per non essere soli ad affrontarlo, a questo dovrebbe però finalmente seguire una presa in carico vera del sistema sanitario che si muovesse finalmente a tutela dei propri professionisti. Per questo, per una presa in carico strutturale e strutturata veramente diffusa, il nostro Paese è ancora una volta un fanalino di coda.

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