Assalto alla Piramide: L’Espresso in edicola e online da domenica 13 dicembre

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Gli occhi di Giuseppe Conte evidenziati da una cornice nera. Una distesa scura rotta da uno spazio triangolare: la copertina del nuovo numero dell’Espresso è dedicata alla struttura ristretta ideata e guidata dal presidente del consiglio per gestire i miliardi europei. Mentre Renzi, Zingaretti e Di Maio preparano l'”Assalto alla Piramide”.

Parte da qui Marco Damilano per raccontare la struttura di potere che dovrà decidere la destinazione dei fondi per rilanciare l’economia: malgrado la maggioranza sia sempre più divisa, e il paese spaventato. Susanna Turco si concentra sullo scontro tra l’accentramento di potere di Conte e le minacce di crisi sempre più frequenti da parte di Matteo Renzi. Una metamorfosi, da ultraprudente a decisionista, da diplomatico ad accentratore, che ricorda il voltafaccia di Emmanuel Macron, liberale che si sposta ogni giorno più a destra (lo racconta Federica Bianchi).


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Il premier continua a cogliere ogni occasione per concentrare potere nelle sue mani e saltare le mediazioni: del parlamento, del governo, dei media, della politica in genere. Ma Renzi, con Di Maio e Zingaretti, prepara l’assalto

Il Covid intanto continua la sua marcia. La seconda ondata dell’epidemia in Italia è stata archiviata in fretta, sorvolando sull’agghiacciante numero dei morti, accusano Paolo Biondani e Andrea Tornago. E gli Stati Uniti si preparano ad affrontare il drammatico aumento degli homeless: intere famiglie a cui il virus ha tolto salute, lavoro e ora anche la casa (ne scrivono Manuela Cavalieri e Donatella Mulvoni).


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La procura di Civitavecchia ha chiuso le indagini sulla gestione della compagnia durante gli anni dell’accordo con gli Emirati Arabi. Una perizia mette nero su bianco esborsi inopportuni per milioni di euro. In tre anni le perdite supereranno il miliardo di euro

Antonio Fraschilla e Carlo Tecce fanno i conti in tasca alla nuova Alitalia, pronta al decollo con una zavorra di lavoratori in eccesso e dirigenti lottizzati. Vittorio Malagutti disegna un ritratto a tutto tondo di Enrico Laghi, che dopo una collezione di incarichi milionari gestisce ora la partita Autostrade per i Benetton. Alesssandro Aresu analizza la debolezza di Unicredit. E Massimiliano Coccia svela come è stata sventata la scalata all’ospedale Bambin Gesù della cordata di affaristi amici di Angelo Becciu.


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Con tre miliardi di euro di soldi pubblici lo Stato riprova a salvare la compagnia di bandiera. Intanto non si è ancora riusciti a trovare una sede per la nuova società. Fiumicino sarà hub intercontinentale, Malpensa tagliata fuori.

Donatella Di Cesare critica l’eccessivo uso di sigle – Mes, Iss, Dpcm – che si sforzano di nascondere il vuoto del pensiero, Massimiliano Panarari invoca un codice comune per gestire le ormai onnipresenti riunioni su Zoom, Marco Simoni invita a imparare da Biden l’uso delle reti: un grande lavoro su social network e associazioni di nicchia che gli ha permesso di battere un osso duro come Trump.

Altan graffia l’ottimismo di chi ancora spera che dalla pandemia si possa imparare qualcosa, Mauro Biani contrappone colletti bianchi in complotto e camici azzurri in emergenza, Michele Serra prevede il nuovo business di Elon Musk pronto a coprire Venere di sex-shop, e Marcello Fois invita a meditare sulla parola della settimana: sarcasmo.

E L’Espresso chiude con due diverse visioni dell’amore (quella di Nicole Krauss in dialogo con Wlodek Goldkorn e quella di Tracey Emin raccontata da Emilia Ippolito), con un focus sulla follia omicida affidato allo scrittore-penalista Ferdinand von Schirach (di Stefano Vastano) e con un viaggio a distanza nell’Albania dei sogni infranti, tra i grattacieli degli oligarchi e i bunker del regime. Per finire con un invito alla resistenza firmato da Chiara Manetti da parte di Nicoletta Dosio, storica leader Notav che, appena uscita da carcere e lockdown, è già pronta a tornare in piazza.