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In sella a un cavallo laureato del Derby francese nel 2019 ma portacolori di un 73enne magnate americano che da piccolo per andare all’ippodromo bigiava la scuola con Donald Trump, e battezzato Sottsass in omaggio al grande architetto italiano Ettore Sotsass morto nel 2007, a Parigi nella 99esima edizione delil 28enne Cristian Demuro è diventato il primo fantino italiano a vincere la più im Qatar Prix de l’Arc de Triomphe portante corsa di galoppo del mondo dai tempi di Enrico Camici in sella a Ribot (1955-1956) e Molvedo (1961).

Non che i 6 successi di Lanfranco Dettori tra il 1995 e il 2018 non siano «italiani», ma è innegabile che la carriera di «Frankie» – dall’inizio 15enne a Newmarket sino all’apice ora da giramondo quasi 50enne – sia tutta profondamente radicata nel paradiso britannico dei purosangue. Cristian, invece, come fantino è nato, è cresciuto e si è affermato nella vita grama del galoppo in Italia, dovendosi emancipare da una doppia ipoteca: scrollarsi di dosso la rischiosa etichetta di fratello minore dell’altro Demuro (Mirco) che spopolava a Milano e Roma prima di trasferirsi in Giappone, ed emigrare dagli angusti confini nazionali (a costo di non accontentarsi di vincere 4 Derby italiani o lo scudetto tricolore nel 2012 con il record di 264 successi in un anno) per cercare in Francia una consacrazione internazionale.

Che poco a poco è arrivata, prima un anno fa con la doppietta Derby e Oaks francesi rarissima per un fantino straniero, e poi negli ultimi due anni appunto con il sodalizio con Sottsass, il cavallo del multimilionario americano Peter Brant. Un tipo originale e vulcanico, Brant, che ha fatto fortuna producendo la carta per i quotidiani, e che non si sa mai se dica il vero o faccia lo sbruffone quando racconta di essere stato folgorato dall’ippodromo newyorkese di Aqueduct un giorno che da piccolo marinava le lezioni insieme al compagno di scuola e futuro presidente degli Stati Uniti; o quando narra di aver comprato i primi quadri di Andy Warhol e di Jean Michel Basquiat (di cui è il massimo collezionista al mondo) con i primi soldi guadagnati in Borsa all’epoca in cui era ancora studente.

Controverso anche nell’ippica, il 73enne Brant – sprofondato nelle rovinose conseguenze patrimoniali del divorzio dalla prima moglie, ma rimbalzato in nuove nozze con una top model tra le prime «angels» testimonial della lingerie di Victoria’s Secret, ha passato anni nei quali alle aste di cavalli di Keeneland neppure lo facevano più entrare bollandolo come indesiderato per certe sue vicessitudini anche giudiziarie: eppure nel galoppo a stelle e strisce Brant è comunque l’unico a poter vantare di aver allevato in casa tutta la famiglia di un vincitore del Kentucky Derby, e cioè non solo Thunder Gulch (a segno nel 1995) ma anche suo padre Gulch e sua madre Line Thunder.

Ma la corsa per la quale Brant da americano ha sempre avuto un pallino fisso era proprio l’Arc parigino, sfiorato due volte quando la sua celebre campionessa francese Triptych si piazzò terza sia nel 1986 sia nel 1987. Una ossessione realizzata ieri con Sottsass, figlio di uno stallone dell’Aga Khan (Siyouni) da 100.000 euro a monta per ogni fattrice, che Brant ha comprato da puledro per 340.000 dopo che ad allevarlo nella bambagia di 330 ettari di prati appositamente campionati nella composizione mineralogica era stato l’Ecurie de Monceaux di Henry Bozo. Il bacio al cielo di Demuro ieri sul traguardo, rivolto al padre morto poche settimane fa, corona con l’allenatore Jean Cloud Rouget (primo Arc anche per lui) l’ulteriore miglioramento di Sottsass rispetto allo standard che già un anno fa lo aveva sospinto sino al terzo posto nell’Arc vinto dal tedesco Waldergeist sulla campionessa inglese Enable.

La fuoriclasse di Dettori, come si immaginava, ieri si è trovata a disagio sul terreno zuppo di pioggia, infine sesta e pure vittima di un lieve danneggiamento al momento topico, ma vistosamente mai in grado di lottare per quella tripletta che resta il sogno proibito di un secolo di Arc. Dunque «i mille e non più mille», cioè i soli spettatori ammessi all’ippodromo prima del quasi lockdown per il dilagare a Parigi del Covid-19, la fine del mondo non hanno visto: di quel mondo dello sport ippico che sarebbe stato scandito in un «prima« e in un«dopo» l’agognata tripletta della purosangue inglese Enable nel campionato del mondo del galoppo da 5 milioni di montepremi, 99 edizioni con appena 7 duplici vincitori (come Ribot) e nessun triplete.

E neppure ieri il tabù è stato infranto dalla campionessa inglese montata dal 6 volte vincitore fantino italiano Lanfranco Dettori, cavalla al quarto tentativo parigino dopo i successi del 2107 e 2018 e il posto d’onore per un soffio nel 2019, da ieri meritatamente in razza dopo lo struggente (e straniante davanti alle tribune vuote) omaggio pubblicamente tributatole da Dettori al rientro dalla pista.

A oscurare la mesta giornata del top jockey italiano non è stato soltanto il trionfo italiano di Demuro, ma anche l’impresa che un’altra «frusta» azzurra ha compiuto in una delle super corse di contorno, quella riservata ai migliori puledri europei di 2 anni, il Prix Jean Luc Lagardere: qui la 30enne Jessica Marcialis, portando al successo Tiger Tanaka allenato dal suo compagno Charlie Rossi, ha sfondato il tetto di cristallo femminile, prima donna fantino a vincere in Francia un Gran Premio di «gruppo 1». Un successo personale ma anche una saga familiare commovente, perché Jessica, già campionessa mondiale delle amazzoni dilettanti, sorella del giovane trainer Andrea in Francia e figlia dell’allenatore Antonio a San Siro, è la cugina di Mirko Marcialis, lo sfortunato fantino che a 19 anni la sera del 16 luglio 2000 all’ippodromo delle Bettole di Varese perse la vita in un pauroso incidente di gara, sbalzato dal suo purosangue Sir Robin in un contatto fra tre cavalli in curva.

Come se non bastasse il Covid, sulla vigilia dell’Arc era esplosa nella notte parigina la «bomba» della positività venerdì di cinque cavalli allo Zilpaterol (un betabloccante consentito negli Stati Uniti ma vietato nelle corse in Europa), cavalli tutti accomunati dall’essere nutriti anche con due tipi di integratori alimentari per mangimi prodotti dalla società Gain Nutrition.

È lo stesso mangime che usava nelle proprie scuderie la superpotenza ippica irlandese dell’allevamento Coolmore, il cui allenatore Aidan O’ Brien ieri ha allora deciso di ritirare tutti i propri allievi in tutti i Gran Premi del pomeriggio, compresi i quattro moschettieri che nell’Arc avrebbero dovuto sfidare Enable e Sotsass e gli altri 9 avversari: il laureato del Derby di Epsom, Serpentine, per il quale erano stati spesi anche 72.000 euro di iscrizione supplementare, il suo omologo di un anno fa nel Derby irlandese, Sovereign, e i fratellini terribili Mogul e Japan, pagati alle aste da piccoli rispettivamente 3,4 e 1,3 milioni. Danni enormi per la scuderia irlandese, ma anche per gli organizzatori del’Arc, che ora minacciano cause legali alla ditta dei mangimi, la quale a sua volta paventa o un sabotaggio o una contaminazione sfuggita ai controlli interni.

Del resto anche Oisin Murphy, vincitore dello scudetto dei fantini inglesi l’anno scorso e trovato dall’occhiuto antidoping francese positivo alla cocaina tre giorni fa, protesta la propria integrità e sventola controanalisi in patria che lo attestano negativo. E non si sa al momento che pensare nemmeno del contesto generale dell’inchiesta della Procura di Senlis sul mercato dei farmaci dopanti, nel cui ambito l’allenatore Andrea Marcialis ha subìto la perquisizione della scuderia a Chantilly (senza esiti irregolari) e il sequestro di due telefonini.

Nel caso dello smacco subìto dall’allevamento irlandese Coolmore l’incredibile è che, nonostante i quattro cavalli forzosamente ritirati, paradossalmente la scuderia ha vinto lo stesso l’Arc de Triomphe anche senza schierare alcun purosangue in pista: a gennaio, infatti, aveva staccato a Brant e al suo agente ippico Michel Zerolo un lungimirante assegno a molto zeri per assicurarsi in prospettiva stalloniera il 50 per cento proprio di Sottsass

5 ottobre 2020 (modifica il 5 ottobre 2020 | 09:51)

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