Appalti sotto soglia e affidamento diretto alle Micro e PMI edili

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di Domenico Armillei.

Lo Stato italiano, ha emesso il D.L. 16 Luglio 2020, n. 76.  Decreto Semplificazioni, con il quale sono state introdotte una serie di disposizioni di carattere temporaneo e derogatorio, tra queste ne andiamo ad analizzare in particolare una.

Con la previgente normativa derogatoria infatti, la soglia prevista ai sensi dell’ art 36, per i contratti con un valore inferiore a 40.000 euro, è stata estesa fino ai 150.000. In particolare è stato previsto l’affidamento diretto, con la possibilità di non richiedere alcun preventivo agli operatori economici ;  per lavori, servizi e forniture di importo inferiore ai 150.000 euro e comunque, per i servizi e forniture nei limiti delle soglie di cui al citato articolo 35″.

Perché in questa prima fascia non creiamo delle condizioni di accesso più veloci e dirette per dare lavoro alle micro e PMI del settore Edile?

Vista la situazione straordinaria cui purtroppo viviamo, se un’impresa entra in sofferenza  non avendo più commesse dal settore privato, lo Stato intervenga attraverso strumenti straordinari coinvolgendo soprattutto i Comuni, ad immettere sul mercato commesse di valore previste per gli appalti sotto soglia (dando precedenza alle imprese in sofferenzasia chiaro con tutti i dovuti controlli del caso) che ricadono sulla prima (mediante affidamento diretto ), evitando così che l’impresa, debba mettere sotto cassa integrazione la propria forza lavoro, evitando che sia poi lo Stato a farsi  carico attraverso gli strumenti di tutela, con risparmio evidente di risorse. Gli imprenditori non vogliono contentini, vogliono solo lavoro per loro e per i loro dipendenti, ormai parte della loro famiglia.

Basta con tutti questi incentivi a pioggia, che non fanno altro che disperdere i soldi senza risolvere i problemi concreti cui vessa il settore Edile in questo periodo.

Se lo Stato si deve indebitare, lo faccio seriamente e velocemente incentivando il lavoro, in modo che poi tutti possano a loro volta continuare a pagare le tasse e non essere un peso per lo stesso, senza prospettive concrete di lavoro in futuro.

Il 31 Marzo eccolo, e cosa faremo se le imprese licenzieranno?

Che usino diversamente i soldi stanziati per la cassa integrazione, destinandoli per immettere il più possibile commesse sul mercato, se possibile anche frazionando quelle più grandi, per salvaguardare quante più piccole Imprese e partite iva possibili, compreso il vasto indotto del settore.