Aperture e chiusure, saldo positivo. Le imprese reggono l’onda d’urto della pandemia

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In tempi duri di pandemia ogni dato va preso con le pinze e analizzato. La situazione è troppo incerta e in continua evoluzione e oltre al peso quantitativo dei numeri c’è poi quello qualitativo. Lo vediamo ogni giorno con le discussioni sui contagi, le vittime, gli indici di positività. Lo stesso si può dire sul rapporto redatto da Unioncamere/Infocamere che come ogni anno ha analizzato le aperture di nuove imprese e le chiusure di chi non ha retto l’onda d’urto del Covid. Le iscrizioni al registro delle imprese sono state circa 292mila nel 2020 mentre le cessazioni 273mila.

Saldo positivo per le imprese: +0,32% nel 2020 - Aperture e chiusure, saldo positivo L'impresa tra fiducia e resilienza

Saldo positivo per le imprese: +0,32% nel 2020

Un saldo dunque positivo, seppur di poco, pari ad un +0,32% con un valore assoluto di che a fine dicembre parlava di 6.078.031 di unità operative. Il dato del saldo è il sesto più basso dal 2006 ad oggi, proprio a identificare la massima incertezza che regna. In più (sempre con riferimento al periodo 2006-2020) il dato sulle nuove iscrizioni è il più basso mai registrato, ma anche quello delle cessazioni lo è (altra conferma dell’evoluzione statica nell’anno della pandemia).

Quello che i numeri non dicono

Questo il mero numero, ma la prima analisi qualitativa è che l’andamento demografico dell’imprenditoria italiana è apparso, lo scorso anno, complessivamente caratterizzato da una diffusa incertezza sull’evoluzione della pandemia. In secondo luogo, va detto che normalmente le cancellazioni di attività dal Registro delle imprese si concentrano nei primi tre mesi dell’anno ed è in questo periodo che si attendono le maggiori ripercussioni della crisi dovuta alla pandemia.

Ma c’è anche un confronto numerico che confronta quanto accaduto nel 2020 con quanto si era verificato nel 2019. La rilevazione Movimprese segnala che le iscrizioni sono diminuite del 17,2%. Parallelamente, le cessazioni hanno fatto segnare un calo del 16,4%.

La forte contrazione dei flussi di iscrizioni e cancellazioni delle imprese suggerisce dunque cautela nella quantificazione delle conseguenze del forzato rallentamento delle attività in molti settori economici. A stabilire l’entità degli effetti prodotti nel 2020 dalla crisi pandemica sul tessuto imprenditoriale, come già rilevato, sarà peraltro utile attendere le risultanze del primo trimestre dell’anno in corso. Tradizionalmente, infatti, molte comunicazioni di chiusura dell’attività pervenute al Registro delle Imprese negli ultimi giorni dell’anno vengono statisticamente conteggiate nel nuovo anno.

Lo stato dell’Horeca

Questo il quadro generale dell’imprenditoria italiana, ma nel mondo dell’Horeca cosa è successo? La voce “attività dei servizi alloggio e ristorazione” è formata al 31 dicembre 2020 da 461.244 attività con 6.217 attività in più iscritte al Registro per un tasso di variazione di +1,36% quando nel 2019 era stato dell’1,82%. Segno positivo anche tra le attività denominate “Noleggio, agenzie di viaggio, servizi alle imprese” che conta 211.472 imprese e il cui tasso di crescita nel 2020 è stato del 3,01% (3,14% nel 2019). Crolla invece l’agricoltura che perde in soli dodici mesi 4.258 attività (tasso del -0,57%). Ma già nel 2019 si era registrato un calo, pari a -0,99%.

Numeri tutto sommato in linea con quelli relativi agli altri settori con la ristorazione che ha fatto registrare il terzo risultato più alto nella graduatoria che analizza la differenza tra aperture e chiusure. Positivo? Fino ad un certo punto. Forse già da tempo il boom dei nuovi locali era sfuggito di mano con ristoranti, bar, pub, take away, enoteche e svariate formule che volevano cavalcare la moda del mangiar bene fuoricasa. Sorgevano attività in ogni angolo della città, ma non tutte erano all’altezza e rischiavano di sporcare l’immagine più pura e originale della ristorazione italiana, con ripercussioni sul turismo; da un lato positive perché la crescita del turismo enogastronomico era consistente e di qualità, dall’altro negativo perché soprattutto i take away contribuivano al diffondersi di un turismo mordi e fuggi e di massa in grado di deturpare le bellezze architettoniche delle nostre città d’arte (per informazione chiedere a veneziani e fiorentini).

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