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i dibattiti del corriere

Mezzogiorno, 9 luglio 2020 – 01:13

di Umberto Ranieri

Napoli esce sicuramente provata e sofferente da un’epidemia globale che ha sconvolto il pianeta. L’irrobustimento del sistema sanitario campano appare cruciale. Così come il sostegno agli strati sociali più deboli. Importante tuttavia è riaprire la città alla speranza.

Il Covid-19 non è la sentenza di morte della vita urbana. Ripensare la città alla luce della drammatica esperienza vissuta significa pensare al suo futuro.

Riprenda quindi un confronto sulle idee. Il Pd proverà a farlo in questi giorni. Bene. Quale è l’asse della sua proposta per la città? Credo che Napoli debba tornare alla sua vocazione naturale: una importante città-porto del Mediterraneo. Napoli è dotata di cinque università, di istituti di cultura di prestigio che alimentano un notevole fermento ideativo nella filosofia, nella musica, nel teatro, nel cinema, nella letteratura, nell’artigianato, in settori che rinnovano tradizioni con profonde radici. La città è ben collegata con Roma e con l’Europa dal sistema dell’Alta Velocità ferroviaria e dall’Interporto nolano.

L’asse veloce tra Napoli e Bari consentirà un collegamento con la costa ionico-adriatica. Vanno rapidamente conclusi gli interventi per adeguare il porto alle sfide di nuovi traffici. Su queste basi può prendere corpo una coerente strategia di rilancio del ruolo e dello sviluppo economico della città metropolitana. Ben altro dalla istituzione metropolitana oggi ridotta da de Magistris, con l’acquiescenza di parte del Pd, ad un mediocre gioco di potere. È nella dimensione sovra comunale che andranno affrontate le grandi questioni dell’ambiente, degli alloggi, del lavoro e andrà garantita una equa distribuzione dei servizi realizzando quel «rammendo urbano» di cui scrive Renzo Piano. Le periferie e il centro storico restano luoghi su cui concentrare gli sforzi. La abnorme estensione delle periferie a Napoli è stata l’esito di una caotica sommatoria di interventi pubblici che hanno messo capo ad «alveari di cemento senz’anima». Occorre lavorare alla trasformazione delle periferie, la parte più fragile della città dove abitano giovani carichi di speranze e di voglia di cambiare, in un lembo vivibile di città. Farlo disseminandole di servizi, scuole, università, biblioteche, centri civici, attività culturali.

Per quanto riguarda il centro storico, preservarlo non può voler dire rinunciare a programmi di demolizioni di edilizia priva di qualità per ridare «aria» e spazi e liberarlo da situazioni di penoso degrado.

La ripresa del progetto Sirena, il recupero dei «bassi», l’inserimento di sedi universitarie recuperando monumenti e spazi abbandonati, la riorganizzazione delle strutture destinate allo spettacolo e al tempo libero, il sostegno ad un artigianato di tradizione e ad imprese messe in piedi da giovani e da associazioni, contribuirebbero a rivitalizzare il centro storico. La riqualificazione del «fronte del mare» infine, come hanno fatto da Marsiglia a Beirut, è un altro dei grandi temi urbanistici di Napoli rimasti sulla carta e che andrebbe ripreso. Infine il verde come tessuto connettivo delle varie parti di territorio della città metropolitana. Il verde che limita il consumo del suolo; le piante che depurano l’aria e aiutano a vivere. La cintura verde della città di cui parlava Benedetto Gravagnuolo: dal parco di Bagnoli ad ovest al parco del Sebeto ad est attraversando l’arco del parco delle Colline. E veniamo alla politica. Chi dirigerà la città per realizzare una impresa ricostruttiva? Una alleanza tra il Pd, resti dei populisti e gruppi di estrema sinistra? Dove condurrebbe una cosa del genere? Occorre cercare un’altra strada.

Quella che provo a indicare è ardua da percorrere e tuttavia mi sembra l’unica possibile. Promuovere la costruzione di un movimento civile che metta in campo la classe dirigente diffusa, presente nella società napoletana: imprenditori che si cimentano con l’innovazione, forze del mondo del lavoro, degli studi e della cultura, associazioni. Un movimento in cui si riannodino i fili dispersi delle tante esperienze positive sul territorio. Sostenga e lavori a questa prospettiva il Pd.

9 luglio 2020 | 01:13

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