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Tra le etichette presentate il Falerno del Massico bianco di Bianchini Dossetti, il Coda di Pecora il Verro, il Pallagrello Nero Fattoria Di Cirillo, il Terre del Volturno, il Galluccio Porto di Mola, il Tefrite Telaro

Tra le etichette presentate il Falerno del Massico bianco di Bianchini Dossetti, il Coda di Pecora il Verro, il Pallagrello Nero Fattoria Di Cirillo, il Terre del Volturno, il Galluccio Porto di Mola, il Tefrite Telaro

Lo storico Harry’s Bar, dove ferveva la Dolce Vita e dove Frank Sinatra si esercitava al piano, sono stati presentati i vini di Caserta, una tra le realtà vitivinicole della Campania più apprezzate: quelli di Galluccio e di Terra di Lavoro. È un territorio vocato che per la diversità varietale e la qualità rafforza sempre più il già apprezzato brand Campania.

L’appuntamento con degustazione, promosso dall’assessorato comunale di Galluccio (Ce) e guidato da Pietro Iadicicco, delegato Ais-Associazione italiana sommelier Caserta, rientra nel percorso di promozione e valorizzazione dei vini e del territorio avviato a settembre con la Rassegna di Vini di Galluccio e Terra di Lavoro, quasi un fuori salone rispetto alla storica 46° Sagra dell’Uva.

 A Roma i vini casertani di Galluccio e di Terra di lavoro All'Harry's bar di Roma i vini casertani di Galluccio e di Terra di lavoro

A Roma i vini casertani di Galluccio e di Terra di lavoro


Cinque denominazioni

Dalla costa alla pianura, dalle colline alla montagna, è la vite la costante del paesaggio che esprime ben cinque denominazioni quali Galluccio Doc, Roccamonfina Igt, Falerno del Massico Doc, Aversa Asprinio Doc e Terra del Volturno Igt con etichette che esprimono cultura ma anche preziosa risorsa agricola ed economica. Da tempo per i produttori sono attivi con innovazione e buone pratiche nella produzione enologica, consapevoli di una tradizione millenaria e della straordinaria diversità varietale, che può vantare pochi altri esempi, di queste terre rese fertili dal vulcano spento di Roccamonfina, parte del Parco Regionale, e della foce del Garigliano Ma sono altrettanto decisi a fare del loro vino un acceleratore di sviluppo.

DolceVita


Vigneti antichissimi

Tutti i vitigni del casertano sono antichissimi, eredi di Vitis Hellenica, Aminea Gemina, Vitis Apiana, e quasi tutti citati da Plinio: Aglianico, Asprinio, Casavecchia, Coda di Volpe, Falanghina, Fiano, Greco, Piedirosso, Primitivo, Sciascinoso, Coda di pecora, Pallagrello. Quest’ultimo, a bacca bianca e nera e passato alla storia come il preferito dai Borboni, ha la potenzialità di essere declinato in differenti tipologie: da rosati a rossi fino a quelli destinati all’invecchiamento.


Un patrimonio, questo, al centro dell’intervento di Cesare Avenia, presidente di Vitica, il Consorzio di tutela Vini Caserta, nato nel 2004, il primo della Campania riconosciuto dal Ministero delle Politiche Agricole nel 2004. Tutela le cinque denominazioni: le Doc Galluccio, Aversa e Falerno del Massico e le IGTTerre del Volturno e Roccamonfina.

«Incontri come questi – ha detto Avenia – sono per noi ricchi di stimoli e se hanno avuto un primo focus sul Galluccio Doc, contestualmente hanno consentito di mettere in risalto tutte le altre denominazioni tutelate da Vitica, dimostrando come il vino, in questa provincia continui la sua crescita non solo in termini di qualità dell’offerta, che ha radici antiche, ma anche come opportunità di sviluppo pensando al futuro».

Da sinistra, Pietro Lepore, Cesare Avenia, Luigi Maria Verrengia, Francesco Lepore e Pietro Iadicicco All'Harry's bar di Roma i vini casertani di Galluccio e di Terra di lavoro

Da sinistra, Pietro Lepore, Cesare Avenia, Luigi Maria Verrengia, Francesco Lepore e Pietro Iadicicco


Determinate il lavoro di squadra

Determinante per la valorizzazione del vigneto casertano il sostegno delle istituzioni locali come fa da decenni il comune di Galluccio con la Sagra dell’uva. «Festeggiare la vendemmia a settembre – ha detto il sindaco Francesco Lepore – era in passato di buon auspicio e un evento di rilievo per le comunità deputate alla viticoltura. Oggi, oltre a conservare le tradizioni, è dovere di chi amministra impegnarsi a coinvolgere tutti gli attori del comparto enologico del nostro comune e di quelli limitrofi. Dobbiamo costruire una fitta rete per un futuro migliore per tutti i cittadini e per le nostre aziende che attraverso i loro prodotti veicolano in giro per il mondo il territorio. I vini sono fondamentali attrattori di flussi di turistici e grazie alla continua innovazione sono pronti ad aprirsi a nuovi mercati».


Anche la Comunità Montana di Monte Santa Croce e i sette comuni del Parco Regionale di Roccamonfina – come ha sottolineato il suo presidente Luigi Maria Verrengia– sono impegnati per far crescere il valore di queste zone a confine tra Campania, Lazio e Molise. All’ultimo Vinitaly erano presenti ben 22 cantine del territorio.


Ma proprio perché la zona tutelata è limitata e con frammentazione di appezzamenti, è ben percepita la necessità di fare gruppo, di presentarsi uniti al mercato, come ha detto uno dei produttori presenti, Antimo Esposito dell’azienda Porto di Mola, alla terza generazione di vignaioli, che in 40 ettari vitati produce circa 300mila bottiglie. «Sarebbe anche auspicabile – ha detto- che nelle denominazioni dei disciplinari risaltassero meglio i vitigni che in genere sono più conosciuti, e non solo i territori».

I vini in degusatzione all'Harry's di Roma All'Harry's bar di Roma i vini casertani di Galluccio e di Terra di lavoro

I vini in degusatzione all’Harry’s di Roma


La degustazione

L’ospitalità ad eventi promozionali casertani a Roma è stata assicurata anche per il futuro da Pietro Lepore, proprietario dell’Harry’s Bar, casertano orgoglioso perché originario proprio di Galluccio.


Tra le etichette presentate e raccontate in degustazione da Pietro Iadicicco dell’Ais il Falerno del Massico bianco di Bianchini Dossetti, il Coda di Pecora il Verro, il Pallagrello Nero Fattoria Di Cirillo, il Terre del Volturno, il Galluccio Porto di Mola, il Tefrite Telaro, e in abbinamento salami, mozzarelle e provoloni locali.

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