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Aibnb, la grande fuga dei proprietari degli appartamenti nei piccoli borghi

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il caso

26 agosto 2020 – 09:30

Gli effetti del Covid in moltissimi Comuni della Toscana: lo stock di abitazione degli affitti brevi potrebbe tornare verso affitti residenziali

di Marzio Fatucchi

Solo 11 Comuni su 276 hanno visto aumentare gli annunci di case su Airbnb rispetto all’anno scorso. E il calo colpisce soprattutto i piccoli borghi, che registravano invece un boom degli affitti brevi turistici: sono loro e i piccoli Comuni, da San Gimignano a Cortona, da Dicomano a Foiano della Chiana a scomparire dalla piattaforma per le prenotazioni. Perché gli Airbnb erano arrivati persino a Vernio: ma dei 9 appartamenti, ne sono scomparsi 8 dal sito, il 93% in meno. È un caso limite, ma quando a Semproniano, a Badia Tedalda, a Poppi e Rapolano Terme il crollo è superiore al doppio delle media toscana, i dati dimostrano che la fuga dai borghi da Airbnb è reale.

È il primo impatto del post Covid su questo settore del turismo. E che fa riflettere anche sulla futura destinazione delle case: si parla tanto di ripopolare i borghi e forse lo stock di abitazione degli affitti brevi potrebbe tornare verso affitti residenziali. Più complesso è invece quello che accade nelle città turistiche. A Firenze, Siena e Pisa diversi annunci sono scomparsi, ma molto meno della media toscana (27% di annunci in meno, il totale regionale). Forse perché si attende che ritornino i turisti internazionali, anche se molti dei proprietari lasciano la propria casa sulla piattaforma mentre provano a cercare altre soluzioni.

A realizzare la ricerca, è stato Vincenzo Patruno, data expert per l’Istat e collaboratore di Agenda Digitale, assieme alla start up Gdp Analytics. L’obiettivo era capire come stavano andando le prenotazioni nel settore dei portali degli affitti brevi. E l’indicazione era la conferma di un buon andamento sulla costa, qualche difficoltà nelle zone interne e soprattutto nelle città d’arte: per esempio, persino il 14 agosto, a Firenze non ci sarebbe stato sold out negli Airbnb ma il 14% in meno dell’anno scorso. Pisa un po’ meglio (ma solo nel weekend, prima la perdita di prenotazioni era maggiore del 2019), Siena -12%. Ma anche dati che appaiono meno negativi di quanto sembra, vanno letti con attenzione: «Il tasso di occupazione è influenzato dal numero di alloggi disponibili: se l’anno scorso c’erano 100 alloggi ed erano occupati il 60, avevi il 60% di occupazione. Se oggi ne ho 60 di appartamenti e sono tutti occupati è il tasso di occupazione è del 100%», spiega Patruno.

«Dopo la pandemia, si pensava che il turismo si fosse azzerato: sta invece ritornando. In agosto, nelle località tradizionali mete del turismo italiano, si sta tornando ai valori come l’anno scorso. Nelle città d’arte e zone interne invece si soffre di più», commenta Patruno. Più dubbioso che, alla fine, l’assenza o il calo di turismo comporterà un rientro delle case diventate Airbnb nel mercato degli affitti tradizionali proprio nelle città d’arte, per famiglie, studenti, residenti: «Questi fenomeni di gentrificazione sono irreversibili, come dimostra il caso clamoroso di Venezia. Quando tutto diventa un Airbnb diffuso, non torni più indietro. La verità è che di questi fenomeni ce ne accorgiamo solo dopo, quando è troppo tardi. Se qualcosa va fatto, se vanno fatti interventi con politiche ad hoc, occorre intervenire adesso. Se non è troppo tardi».

26 agosto 2020 | 09:30

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