aerei-russi-sconfinano-in-islanda:-scatta-l’intervento-degli-f-35-italiani

Mentre in Italia sono oggetto di ricorrente discussione politica, all’estero gli aerei caccia da combattimento F-35 prodotti in Italia incontrano altro tipo di problemi. Anche se non gradevoli, si tratta di incombenze del tutto compatibili con i compiti di sorveglianza dello spazio aereo per i quali sono impiegati. La mattina del 3 luglio scorso alcuni dei sei F-35 dell’Aeronautica italiana schierati in Islanda sono stati impegnati nel «convincere», diciamo così, aerei russi che avevano sconfinato a uscire dalle parti di cielo controllate dall’Alleanza Atlantica. Tutto è cominciato su acque internazionali tra Norvegia, Islanda e Gran Bretagna. «Velivoli da combattimento russi Mig-31, aerei Tu-142 Bear F, Tu-142 Bear J per la ricognizione e il controllo marittimo e aerei Il-78 Midas per il rifornimento in volo non rispettavano le regole dell’aviazione internazionale: nessun uso di transponder, nessun piano di volo e nessun contatto con il controllo civile del traffico aereo», riferisce un ufficiale della Nato. Con jet norvegesi e britannici, gli F-35 italiani li hanno dissuasi dal continuare e li hanno accompagnati verso l’esterno dell’area di propria responsabilità.

Costruiti a Cameri

Senza grande clamore nel nostro Paese, sei degli aerei fabbricati a Cameri, provincia di Novara, sono in servizio per la Nato nella base di Keflavik. Lunghi una quindicina di metri, sono tra i meno riconoscibili dai radar ostili. Nel giugno scorso un gruppo di piloti italiani ha sostituito quello che si trovava in Islanda dall’ottobre scorso. Le precauzioni dovute ai rischi di contagio del Covid-19 non hanno risparmiato i settori tecnologicamente più avanzati delle forze armate. Prima del viaggio di trasferimento dall’Italia il personale è stato tenuto di quarantena due settimane, poi altre due in Islanda dopo l’arrivo. L’Italia è stato il primo Paese in assoluto a impiegare gli F-35 in una operazione della Nato. Avere garantito continuità operativa alla missione in tempi di emergenza sanitaria viene ritenuto uno dei titoli di merito delle attività. Controllare i cieli, fare da «polizia aerea», air policing come in gergo si dice soprattutto in inglese, significa eseguire controlli ed essere pronti a decolli improvvisi. Scopo, proteggere il traffico aereo e la sicurezza di territori da minacce provenienti dall’aria: incursioni, sconfinamenti dovuti alle ragioni più varie, terrorismo.

Le altre missioni

Con e per la Nato l’Italia contribuisce alla sicurezza dei cieli in Albania, Montenegro, Slovenia e lo ha fatto in Bulgaria, Romania, nei Paesi Baltici e altrove. Può essere naturale domandarsi: se questi sono Stati dei quali è comprensibile occuparsi, considerate le vicinanze al nostro Paese e a minacce che potrebbero venire dal Mediterraneo o da Est, che c’entra l’Islanda? Grande un terzo dell’Italia e abitata da circa 350 mila persone, isola tra il Mare di Groenlandia e il Nord dell’Oceano Atlantico del Nord, l’Islanda è dei 30 Stati membri della Nato il solo a non disporre di forze militari permanenti. Per avere un’idea, ha quasi cinquemila chilometri di coste (le nostre misurano quasi 8.000) e una Guardia costiera di 250 addetti. «Ma la sicurezza dei suoi cieli è anche la nostra», dice il rappresentante permanente dell’Italia presso la Nato, ambasciatore Francesco Talò. L’Islanda è in una parte di mondo nella quale russi e cinesi si affacciano sempre più spesso per esercitazioni militari. Lo scongelamento di zone del Polo Nord causato dal surriscaldamento della Terra aumenta le superficie di mare navigabile e rende la sua posizione ancora più strategica. Si trova vicino ai principali punti di passaggio marittimo da Russia a Canada e Stati Uniti e viceversa. Per un meccanismo di sorveglianza attivo 24 ore su 24 e sette giorni su sette, quell’attività degli F-35 ha una sua utilità. Anche se in Italia, pur non essendo un segreto, quasi nessuno lo sa.

10 luglio 2020 (modifica il 10 luglio 2020 | 17:57)

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